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01 – Psiche e la nascita della coscienza occidentale – Umberto Galimberti

La parola “psiche” deriva dal greco antico psyché, termine che significa “respiro”, “soffio”. Prima dell’avvento della filosofia, questo termine, che per tutto il mondo occidentale coinciderà con il concetto di “anima”, compare già nei poemi attribuiti a Omero, ma con un significato diverso.
Omero, che non concepisce un’anima dietro al corpo, parla di psiche in riferimento all’ultimo respiro, che abbandona il corpo dell’uomo, fuoriuscendo dalla bocca o da una ferita, al momento della morte, per raggiungere le altre ombre nel regno dell’Ade. Qui vaga senza più consistenza, senza capacità di sentire o di conoscere, in uno stato di totale malinconia. L’idea di immortalità, di vita dopo la morte, è totalmente estranea al mondo omerico, se non nell’accezione di ricordo nella mente dei posteri.
Nel linguaggio di Omero, allo stesso modo, il termine sôma (corpo) compare non come rappresentazione fisica di trascendenti significati psichici, ma con riferimento al cadavere, alla salma. Il corpo vivente viene invece indicato a partire dalle singole parti, dalle membra, e dalle sue espressioni, dal suo essere in relazione col mondo.

02 – Freud e la nascita della psicoanalisi – Stefano Mistura

Sigmund Freud nasce il 6 maggio 1856 a Freiberg, in Moravia, da Jacob Freud, un mercante di lana ebreo, e da Amalia Nathanson, di vent’anni più giovane del padre. Verso i quattro anni di età, il piccolo Sigmund si trasferisce con la famiglia a Vienna, capitale dell’allora Impero asburgico, a causa di problemi economici che colpiscono l’attività paterna. Qui compie i suoi primi studi e consegue il diploma al Leopoldstädter Gymnasium. Nel 1873 Freud si iscrive alla Facoltà di medicina dell’Università di Vienna; durante gli anni universitari ha modo di seguire per un semestre i corsi di Franz Brentano, grazie al quale si avvicina alla nascente psicologia, e frequenta il laboratorio di fisiologia di Ernst Wilhelm von Brücke, conducendo numerose ricerche sul sistema nervoso. Laureatosi nel 1881, sceglie di dedicarsi alla pratica clinica e per tre anni lavora all’Ospedale Generale di Vienna nella cura dei pazienti affetti da problemi neurologici. Qui svolge anche ricerche sulle proprietà analgesiche della cocaina, assumendone lui stesso. Ottenuta una borsa di studio, nel 1885 si reca a Parigi a studiare con Jean-Martin Charcot, massima autorità europea della neuropatologia, da cui apprende il metodo dell’ipnosi nella cura dell’isteria.

03 – Jung e la psicologia dell’anima – Luigi Zoja

Carl Gustav Jung nasce nel 1875 a Kesswil, sul lago di Costanza, in Svizzera, nella famiglia di un pastore protestante.
All’età di vent’anni si iscrive alla Facoltà di medicina dell’Università di Basilea, dove si laurea nel 1900 e presto inizia a lavorare alla clinica psichiatrica Burghölzli di Zurigo, diretta da Eugen Bleuler.
Negli anni trascorsi alla clinica Jung viene a conoscenza della psicoanalisi freudiana e rimane particolarmente colpito dalle ricerche sull’isteria e sul sogno. Inizia ad applicare le teorie di Freud allo studio dei malati psichici e conduce numerosi esperimenti sulle libere associazioni, che lo portano a pubblicare, nel 1906, gli Studi di associazione diagnostica. Interessato all’opinione dello psicanalista viennese, gli invia il suo libro, che Freud apprezza molto. Tra i due si instaura un intenso rapporto epistolare e l’anno successivo avviene il primo incontro a Vienna; Jung entra a far parte del movimento psicanalitico e diventa presto l’allievo prediletto di Freud, tanto che sarà lui a promuovere il primo Convegno di psicologia freudiana a Salisburgo e, nel 1909, accompagna il maestro negli Stati Uniti per presentare la psicoanalisi agli studiosi americani.

04 – Lacan e la psicologia del linguaggio – Massimo Recalcati

Jacques Lacan nasce a Parigi il 13 aprile del 1901, in una famiglia di agiati commercianti. Frequenta il collegio Stanislas, in cui vengono educati i figli della grande e media borghesia francese, e riceve una formazione incentrata sugli studi classici, sulla tradizione cristiana e su quella cartesiana. Si iscrive alla Facoltà di medicina e in seguito sceglie di specializzarsi in psichiatria sotto la guida di Clérambault, negli anni in cui la psicoanalisi si va diffondendo in Francia; nel 1932 discute la sua tesi su La psicosi paranoica nei suoi rapporti con la personalità. Contemporaneamente, si dedica a letture filosofiche e frequenta le lezioni di Kojève sulla Fenomenologia dello spirito di Hegel all’École Pratique des Hautes Études.

05 – Jaspers e la fenomenologia – Federico Leoni

Karl Jaspers nasce nel 1883 a Oldenburg, in Germania. Seguendo le orme del padre, giurista e direttore di banca, comincia gli studi universi­tari iscrivendosi a legge, ma la scelta si rivela poco congeniale alle sue inclinazioni e nel 1902 Karl passa alla Facoltà di medicina di Heidelberg. Dopo la laurea, inizia a lavorare come assistente presso l’ospedale psi­chiatrico della città e sviluppa presto posizioni critiche nei confronti della pratica clinica e dell’approccio della comunità medica contemporanea al tema della malattia mentale. Lascia dopo pochi anni l’attività terapeutica per dedicarsi esclusiva­mente alla scrittura e all’insegnamento universitario.

06 – Watson e la psicologia del comportamento – Luciano Mecacci

John Broadus Watson nasce in una cittadina dello stato americano del South Carolina, il 9 gennaio del 1878. Dopo gli studi al Furman College di Greenville, si iscrive all’Università di Chicago, dove segue il corso di filosofia di John Dewey e dove prepara un dottorato in psicologia sotto la guida del funzionalista James. R. Angell. Nel 1903 presenta la sua tesi sull’acquisizione delle abitudini negli animali, che determina l’orientamento dei suoi studi successivi. A soli trent’anni ha inizio per Watson una brillante carriera accademica: nominato professore alla Johns Hopkins University di Baltimora, inizia a insegnare psicologia sperimentale e comparata, mentre prosegue le sue ricerche sul com­portamento animale.

07 – Piaget e la psicologia cognitiva – Paolo Legrenzi

Jean Piaget nasce a Neuchâtel, nella Svizzera francese, nel 1896. Giovanissimo si appassiona alla zoologia e inizia a frequentare il Museo di scienze naturali della sua città, divenendo presto un esperto di mollu­schi e pubblicando articoli scientifici su autorevoli riviste specializzate. Dopo la scuola superiore, si orienta quindi allo studio delle scien­ze naturali presso l’Università di Neuchâtel, dove si laurea nel 1918. Contemporaneamente, inizia a interessarsi alla psicologia e, subito dopo la laurea, frequenta per un semestre l’ospedale psichiatrico di Zurigo, diretto da Eugen Bleuler; inizia allora a conoscere le teorie psi­coanalitiche di Freud e a seguire le conferenze tenute da Jung.

08 – Fromm e la psicologia sociale – Adriano Zamperini

Erich Fromm nasce a Francoforte sul Meno nel 1900 in una famiglia di origini ebraiche, dalla quale riceve un’educazione rigidamente religiosa. Compiuti gli studi secondari, si iscrive alla Facoltà di filosofia dell’Univer­sità di Heidelberg, dove si laurea con una tesi sull’ebraismo. In seguito si reca a Monaco per studiare psicoanalisi e inizia a svolgere attività di psicoanalista a Berlino e a Francoforte. Nella sua città natale lavora dal 1929 come assistente universitario e collabora con l’Istituto per la ricerca sociale, di cui fanno parte personaggi di spicco come Theodor Adorno, Max Horkheimer e Herbert Marcuse. Ispirandosi al pensiero di tre autori fondamentali, Hegel, Marx e Freud, l’Istituto focalizza la pro­pria riflessione sull’analisi critica della società contemporanea alla luce dell’ideale rivoluzionario di una società libera e disalienata. Con l’avvento del nazismo, i membri dell’Istituto, in gran parte ebrei e socialisti, lasciano la Germania.

09 – Basaglia e la psichiatria nella società – Vittorino Andreoli

Franco Basaglia nasce da un’agiata famiglia veneziana l’11 marzo 1924. Trascorre l’infanzia e l’adolescenza a Venezia e, compiuti gli studi classici, si iscrive alla Facoltà di medicina e chirurgia dell’Università di Padova. Nel 1949 si laurea e inizia a frequentare la clinica delle malattie nervose e mentali di Padova, diretta dal professor Giovanni Battista Belloni. Durante gli anni passati alla clinica ha modo di osservare le più diverse forme di malattia psichica, che tratta in una gran quantità di scritti. Nello stesso periodo matura un forte interesse per la filosofia, in particolare per la fenomenologia e l’esistenzialismo. Gradualmente si fa strada in lui l’idea di una nuova psichiatria, in grado di conciliare la psicopatologia tradizionale con l’impostazione fenomenologica. Ottenuta la specializzazione in malattie nervose e mentali, nel 1953 sposa Franca Ongaro, preziosa collaboratrice e coautrice di alcune delle sue opere principali. Dopo aver intrapreso la carriera accademica, vi rinuncia nel 1961 per trasferirsi a Gorizia a dirigere l’ospedale psichiatrico.

10 – Le neuroscienze – Alberto Oliverio

Le neuroscienze sono qualcosa di molto antico e molto recente. Da sempre medici e filosofi si interrogano sui punti di contatto delle rispettive discipline. Un confine tra le due anzi si è delineato solo nel corso del tempo, a partire da ambiti di indagine che erano originariamente comuni. Domande come quelle relative alla “sede” del pensiero, ad esempio, che alcuni legavano al cuore, altri al cervello, hanno visto opporsi con diverse soluzioni Platone e Aristotele e le rispettive scuole, fino alla definitiva identificazione, da parte della medicina tardoantica, del cervello come “organo” del pensiero.
La nascita di questo modo di guardare all’uomo, come un corpo dotato di organi con funzioni ben precise, di cui un certo insieme di segni esteriori, prestazioni o comportamenti è l’effetto o l’espressione, costituisce un’acquisizione filosofica e medica dalla quale discendono infinite conseguenze con le quali i saperi contemporanei continuano a confrontarsi in modi sempre più raffinati e dettagliati.

11 – Mente, cervello e linguaggio – Andrea Moro

Tutti noi abbiamo una nostra teoria del linguaggio. Non è come in fisica o in chimica dove un certo timore reverenziale per la natura dei fenomeni osservati ci trattiene dal formulare spiegazioni: con il linguaggio, le cose vanno diversamente; forse per il semplice fatto che tutti parliamo, forse per la grande abbondanza di dati, fatto sta che ci si sente autorizzati ad avere una “spiegazione” di questo fenomeno. Questo stato di cose non caratterizza solo noi come individui ma tutto il percorso culturale della nostra civiltà attraverso i secoli. Il risultato è una sovrabbondanza unica nella storia del pensiero: praticamente ogni epoca, ogni cultura ha espresso una teoria dominante sulla natura del linguaggio a tal punto che seguendone lo sviluppo possiamo avere un campione dello “spirito del tempo”, come una specie di questione omerica della storia dell’uomo. Siamo certamente di fronte a una situazione speciale. La storia della riflessione sul linguaggio però non procede in modo lineare.

12 – Psicologia dell’età evolutiva – Massimo Ammaniti

È difficile dire quando esattamente inizi a esistere un bambino, quando un bambino inizi a vivere e a fare esperienza degli altri e del mondo. Da un certo punto di vista, l’esistenza di un bambino inizia dalle fantasie più lontane dei suoi genitori, che durante la gravidanza, o addirittura negli anni precedenti, avranno fantasticato di avere un bambino o una bambina, avranno costruito dentro di sé un’immagine di quel figlio e di se stessi in quanto genitori, avranno coltivato un insieme di attese più o meno definite e peculiari.
Poi, un giorno, il bambino inizia a muoversi nella pancia della mamma, la mamma immagina di dialogare con lui, si sforza di avvertirne i movimenti, attribuisce a quei movimenti i significati più diversi: sei allegro, stai dormendo, hai voglia di sgambettare. Il bambino immaginario si fa più concreto, eppure il bambino in carne ed ossa, una volta nato e cresciuto, continuerà ancora a lungo a essere un bambino anche immaginario, un bambino impastato dei sogni della madre e del padre.

13 – Psicologia della sessualità – Roberta Giommi

“Sessualità” è una parola recente. Un greco non la contemplava, nella sua lingua. L’amore, Eros, era anzitutto un dio, una forza in grado di impadronirsi di anime e corpi, e di spingere all’unione delle differenze o addirittura alla composizione dei contrari.
Solo in misura molto embrionale, c’erano dei “soggetti”, nel nostro senso moderno, dei soggetti che per un verso si lasciavano prendere da questa forza, per altro verso si interrogavano intorno a essa, ne vivevano le ambivalenze, ne soffrivano le lacerazioni, ne misuravano le tensioni.
I greci erano un popolo tragico, non un popolo romantico. Erano antichi, non moderni. Il che non è né un’ovvietà (loro sono venuti prima, noi dopo), né un giudizio di valore (loro valevano di più e noi di meno, o viceversa). Eros era un dio potente e terribile. Gi uomini e le donne ne erano i sudditi, ora felici ora infelici. Ma gli uomini e le donne non erano mai “malati” di eros, il sesso non era mai territorio d’indagine medica, di introspezione morale, di intervento psicologico, di orientamento pedagogico.

15 – Psicologia del lavoro – Massimo Cirri

Quando nasce, la psicologia del lavoro si chiama psicologia industriale. All’epoca, d’altra parte, il tipo di lavoro che sta decollando, che si sta imponendo, è sostanzialmente lavoro operaio. Siamo negli Stati Uniti, tra l’Ottocento e il Novecento, in una fase di intensa, rapidissima espansione economica. Ovunque nascono officine, fabbriche, aziende di ogni dimensione. Aziende anche grandissime, dove convivono centi- naia o migliaia di operai, ma anche macchinari, materie prime. A livello economico, sociale, umano, si tratta di una transizione impressionante, di un laboratorio politico e antropologico senza precedenti.
Gli antenati degli odierni psicologi del lavoro sono ingegneri che studiano la fatica umana.

16 – Psicologia e religione – Lucio Pinkus

Psicologia e religione formano un binomio difficile, storicamente, per tanti diversi motivi. Una sfida, dell’una esperienza all’altra, tanto più affascinante.
La teologia ha diffidato a lungo degli psicologi e della psicologia. Sembravano voler tradurre l’esperienza religiosa entro categorie umane, troppo umane. Fare una psicologia del fenomeno religioso, un’analisi delle spinte che conducono alla fede, un esame delle umane relazioni con l’assoluto, tutto questo aveva qualcosa di minaccioso, quasi di sacrilego. L’assoluto rischiava di diventare uno dei contenuti dell’esperienza del soggetto, una delle esperienze che gli uomini fanno, una delle idee o degli affetti nel gran mare delle idee e degli affetti che si agitano nella loro mente.


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