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01 – Machiavelli e la filosofia politica – Massimo Cacciari

Niccolò Machiavelli nasce il 3 maggio del 1469 a Firenze, da una famiglia borghese di modesta agiatezza.
All’età di ventinove anni entra a far parte della vita pubblica della città, come segretario della Seconda Cancelleria del comune. Negli anni successivi compie diverse missioni diplomatiche che gli consentono di conoscere a fondo la realtà politica del tempo, in primo luogo quelle condotte nella Francia di Luigi XII e presso il duca Cesare Borgia, che l’autore assumerà ne Il Principe come esempio di abilità politica.
Nel 1512 i Medici riacquistano il potere a Firenze, smantellando l’assetto repubblicano. Machiavelli viene rimosso dal suo incarico e, sospettato di congiura, incarcerato e torturato. Uscito dal carcere, si ritira nel suo podere dell’Albergaccio, presso San Casciano. Qui ha inizio un periodo di forzata inattività politica ma di grande produzione intellettuale. Tra il 1513 e il 1520 l’autore compone le sue principali opere storico-politiche: Il Principe, i Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio e L’arte della guerra. A questi anni risale anche la stesura di numerose opere letterarie, tra cui il poema satirico L’asino, la novella Favola e la commedia Mandragola. Cercando un riavvicinamento con i signori di Firenze, Machiavelli dedica Il Principe a Lorenzo de’ Medici, ma solo gradualmente potrà riprendere una modesta attività politica. Quando, nel 1527, i Medici vengono cacciati e viene ristabilita la Repubblica, Machiavelli spera di riottenere l’antico ruolo di segretario ma la sua richiesta viene rifiutata. Ammalatosi improvvisamente, muore poco tempo dopo, il 21 giugno del 1527.

02 – Cartesio e la nascita della filosofia moderna – Maurizio Ferraris

René Descartes, noto in Italia come Cartesio, nasce il 31 marzo del 1596 nel villaggio francese di La Haye. La sua educazione comincia nel collegio gesuita di La Flèche; lì si nutre del più avanzato sapere scolastico dell’epoca, che arriverà, nella maturità, a mettere in dubbio attraverso il suo metodo filosofico. Si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Poitiers, ma non eserciterà mai la professione, decidendo invece di arruolarsi nell’esercito e partecipare alla Guerra
dei Trent’anni. La vita militare gli permette di viaggiare per l’Europa e gli lascia anche il tempo per dedicarsi allo studio della matematica e della fisica. Arriva così il 1619, l’anno dell’“illuminazione”, quando Cartesio ha la prima intuizione del suo metodo, che inizia a mettere per iscritto nell’opera Regole per dirigere l’ingegno. Nel 1628 si trasferisce in Olanda, dove respira un clima di libertà filosofica e religiosa. Qui compone il trattato Il mondo nel quale sostiene l’ipotesi copernicana. Decide però di non pubblicare l’opera, avendo saputo della condanna di Galilei, avvenuta nel 1633. Elimina allora alcune parti del trattato e pubblica, nel 1637, i tre saggi Diottrica, Meteore e Geometria. Scrive anche una prefazione, che è il suo famoso Discorso sul metodo. Negli anni successivi compone il grande trattato intitolato Meditazioni metafisiche, che dà alle stampe nel 1641. La dottrina cartesiana non riscuote in Olanda il successo sperato. Interessata alla sua filosofia è invece la regina Cristina di Svezia, che lo invita alla sua corte. Cartesio parte per Stoccolma nel 1649 ed è lì che si spegne, l’11 febbraio del 1650.

03 – Pascal e il pensiero tra fede e ragione – Giulio Giorello

Blaise Pascal nasce a Clermont-Ferrand, in Francia, il 19 giugno del 1623. Perde la madre all’età di tre anni e cresce con il padre Étienne e due sorelle, Gilberte e Jacqueline. Già da giovanissimo Pascal mostra straordinarie doti intellettuali, specialmente in campo matematico. A soli 16 anni, compone un trattato di geometria, che è andato perduto. È attratto anche dalle applicazioni tecniche del sapere. Quando il padre viene inviato nell’alta Normandia, a lavorare come esattore delle tasse, il giovane, per aiutarlo, inventa la prima macchina calcolatrice, la “pascalina”.
Nel 1646 avviene la cosiddetta prima conversione di Pascal; da allora, il filosofo decide di rinunciare alle soddisfazioni mondane e di dedicarsi totalmente alla ricerca di Dio e agli studi scientifici. L’anno successivo a Parigi incontra Cartesio, con cui ha fecondi scambi su temi di fisica. Ma i pensatori a cui si sente più affine sono i cosiddetti “solitari” di Port-Royal, laici dediti alla meditazione e allo studio, tra cui Antoine Arnauld, Nicolas Fontaine, Jean Racine. Il 23 novembre del 1654, in seguito a un incidente dal quale si salva miracolosamente, vive la sua seconda conversione, che è testimoniata dal Memoriale, un foglio che portava cucito nei suoi abiti, in cui parla del ritrovato senso di Dio. Nel 1655 si reca a Port-Royal, dove scrive le celebri Lettere provinciali, alcuni saggi a tema religioso, e i Pensieri, che saranno pubblicati postumi.
Blaise Pascal muore a soli 39 anni, il 19 agosto del 1662.

04 – Spinoza e il problema della libertà – Massimo Cacciari

Baruch Spinoza nasce ad Amsterdam nel 1632 da una famiglia ebraica emigrata nei Paesi Bassi dal Portogallo.
Studia la lingua ebraica e i testi biblici, ma comincia a formarsi anche come libero pensatore, leggendo i filosofi suoi contemporanei, in particolare Bacone, Cartesio e Hobbes, oltre ai classici latini e alla scolastica medievale.
Fin da giovane, inoltre, si spinge al di là dell’esperienza religiosa dell’ebraismo. Si apre al cristianesimo, frequentando sette protestanti; si accosta all’ambiente deista, un orientamento filosofico-religioso di stampo razionalista, nonché ai libertini francesi. La comunità ebraica di Amsterdam, in cui vigono una severa ortodossia e un rigido dogmatismo, non apprezza i suoi sconfinamenti, e nel 1656 scomunica Spinoza, che viene espulso dalla comunità e allontanato dalla propria famiglia. Spinoza lascia quindi Amsterdam e si stabilisce a Rijnsburg, vicino a Leida, e poi a L’Aia. Lavora come molatore di lenti ottiche e grazie a questa professione riesce a mantenere una certa indipendenza economica. Per salvaguardare la propria libertà di pensiero, rifiuta un incarico da insegnante all’Università di Heidelberg. Per tutta la vita lavora alle sue opere filosofiche, ma ne dà alle stampe solo una piccola parte: un saggio su Cartesio nel 1663 e il Trattato teologico-politico, pubblicato anonimo nel 1670, che suscita la condanna da parte delle autorità ecclesiastiche.
Anche per questo, Spinoza conserverà inedite le altre opere, inclusa l’Etica, fino alla morte, che lo coglie a L’Aia nel 1677.

05 – Leibniz e il migliore dei mondi possibili – Piergiorgio Odifreddi

Gottfried Wilhelm von Leibniz nasce a Lipsia nel 1646. Si forma da autodidatta sui classici del pensiero, approfondendo poi gli studi in filosofia e giurisprudenza.
Nel 1666, quando ha appena vent’anni, pubblica il suo primo scritto, Dissertatio de arte combinatoria, nel quale teorizza un modello logico da applicare alla conoscenza universale.
Fin da giovanissimo, comincia a vagheggiare la fondazione di una scienza universale da costruire con la collaborazione delle migliori menti d’Europa, un progetto che lo porterà di capitale in capitale, mettendolo in contatto con le più grandi personalità culturali dell’epoca: in Olanda incontra Baruch Spinoza, a Parigi entra in relazione con Malebranche e il matematico Huygens, mentre a Londra conosce Isaac Newton. Nella capitale inglese, inoltre, viene ammesso alla Royal Society, grazie al progetto di una calcolatrice meccanica. Nel 1676 viene nominato consigliere e bibliotecario del duca di Hannover, il futuro sovrano Giorgio I di Gran Bretagna. A partire del 1680, comincia a dedicarsi quasi esclusivamente ai suoi studi, scrivendo e pubblicando una grande mole di opere di vario genere: dalla metafisica alla logica, dall’astronomia alla matematica. Scrive in tedesco, in francese, in latino; si fa promotore della nascita di molteplici istituzioni, come il Collegium Historicum di Vienna o l’Accademia prussiana delle scienze Gli ultimi anni della sua vita sono resi amari dalla disputa sorta tra lui e Newton a proposito della paternità del calcolo infinitesimale. Leibniz muore a Hannover il 14 novembre del 1716.

06 – Locke e l’empirismo – Remo Bodei

John Locke nasce il 29 agosto del 1632 a Wrington, vicino a Bristol. La sua giovinezza coincide con quel periodo turbolento della storia inglese che vede la prima rivoluzione, l’esecuzione di re Carlo I, nel 1649, e l’instaurazione del Commonwealth of England.
Nel 1652 entra all’Università di Oxford e, pochi anni più tardi, viene chiamato a insegnare nello stesso istituto. Ha inizio il periodo più importante della sua formazione intellettuale: legge le opere di Cartesio, di Hobbes e si dedica allo studio delle scienze naturali e della medicina. All’età di trentacinque anni, entra a far parte della vita politica, quando diventa segretario di Lord Ashley, futuro conte di Shaftesbury e Lord Cancelliere, di cui seguirà le alterne vicende; nel 1675 Ashley perde il favore di re Carlo II e Locke si ritira in Francia, dove rimane per quattro anni iniziando la stesura del suo Saggio sull’intelletto umano. Nel 1683 è poi la volta dell’Olanda, dove Locke partecipa ai preparativi della spedizione di Guglielmo III d’Orange che, nel 1689, con la Gloriosa Rivoluzione, ottiene la corona inglese. Tornato in patria, l’autore acquista grande fama come rappresentante intellettuale del nuovo Stato liberale. Questo è il periodo in cui vedono la luce le sue opere più importanti, tra le quali l’Epistola sulla tolleranza, i Due trattati sul governo e, nel 1690, il Saggio sull’intelletto umano, che ottiene da subito un grande successo.
Locke trascorre gli ultimi anni della sua vita nel castello di Oates, nell’Essex, dove si spegne il 28 ottobre del 1704.

07 – Voltaire e il nuovo sapere – Andrea Tagliapietra

François-Marie Arouet, noto come Voltaire, nasce il 21 novembre del 1694 a Parigi, in una famiglia della ricca borghesia.
Fin da molto giovane viene introdotto nella vita dell’aristocrazia cortigiana francese, dove si fa notare grazie al suo spirito brillante e sagace. Compone scritti di satira tagliente che riscuotono successo nei salotti, ma gli procurano l’ostilità dei potenti; alcuni versi contro Filippo d’Orléans gli costano l’arresto e la reclusione nella Bastiglia. Dopo una disputa sorta con un altro nobile, il cavaliere di Rohan, nel 1726 Voltaire si reca in esilio in Inghilterra; lì entra in contatto con la cultura liberale del tempo, che influenza fortemente il suo pensiero. Scrive allora le Lettere inglesi, pubblicate nel 1734, nelle quali celebra la libertà politica e intellettuale del Paese d’oltremanica ed esalta la filosofia di Bacone, Locke e Newton. Tornato in Francia, pubblica opere letterarie, filosofiche e scientifiche, tra cui il trattato Elementi della filosofia di Newton.
Nel 1749 accetta l’invito di Federico II di Prussia e si trasferisce presso la sua corte. Dopo un soggiorno in Svizzera, nel 1758 ritorna in Francia, stabilendosi nel castello di Ferney. Qui prosegue nella sua attività di scrittore, affermandosi come esponente di spicco dell’Illuminismo europeo. A questo periodo risale la stesura del suo romanzo più famoso, Candido, e di saggi storici e filosofici come il Trattato sulla tolleranza e il Dizionario filosofico.
All’età di 84 anni l’autore fa ritorno a Parigi, dove riceve un’accoglienza trionfale. Qui si spegne, il 30 maggio del 1778.

08 – Schopenhauer e il pessimismo – Umberto Galimberti

Arthur Schopenhauer nasce a Danzica il 22 febbraio del 1788. Quando, cinque anni dopo, la città viene inglobata nel regno di Prussia, la famiglia si trasferisce ad Amburgo.
La giovinezza di Schopenhauer è segnata da numerosi viaggi in giro per l’Europa. Il padre, commerciante, li vede come un valido strumento di preparazione alla stessa professione. Ma in seguito alla morte del genitore, Arthur si allontana dall’ambiente mercantile per dedicarsi agli studi umanistici.
Sua madre, scrittrice, si trasferisce a Weimar, dove dà vita a un salotto letterario frequentato anche da Goethe. Il giovane Schopenhauer conosce così il padre della letteratura tedesca.
Studia filosofia prima a Gottinga, sotto la guida di Schulze, poi a Berlino, dove segue le lezioni di Fichte e di Schleiermacher. Nel 1813 consegue la laurea a Jena e sei anni più tardi vede la luce la sua opera principale, Il mondo come volontà e rappresentazione, che al principio non ottiene alcun successo a causa del suo carattere pessimistico e anti-idealistico. Schopenhauer inizia a insegnare all’Università di Berlino, ma non riesce a competere con la fama di Hegel, che tiene le sue lezioni negli stessi anni. La notorietà arriva alla metà del secolo, con la pubblicazione della raccolta di saggi Parerga e paralipomena, del 1851, in concomitanza col diffondersi di un generale clima di pessimismo dovuto ai fallimenti dei moti del ’48. Il suo pensiero comincia allora la sua circolazione per l’Europa.
Il filosofo muore a Francoforte il 21 settembre del 1860.

09 – Wittgenstein e la filosofia del linguaggio – Piergiorgio Odifreddi

Ludwig Wittgenstein nasce a Vienna il 26 aprile del 1889 in una famiglia alto-borghese di origini ebraiche. All’età di diciassette anni si iscrive alla facoltà di ingegneria dell’Università di Berlino. Durante gli anni universitari si avvicina alla logica e alla filosofia della matematica, grazie alla lettura delle opere di Gottlob Frege; nel 1912 si iscrive al Trinity College di Cambridge per seguire le lezioni di Bertrand Russell. Tra il 1913 e il 1914 trascorre alcuni mesi in Norvegia e lì inizia a comporre la sua opera principale, il Tractatus logico-philosophicus, che darà alle stampe nel 1921, con l’introduzione di Bertrand Russell. Il Tractatus diventa presto un testo di riferimento per i filosofi del Circolo di Vienna, che Wittgenstein frequenta, pur non aderendovi ufficialmente. Nel 1929 il filosofo fa ritorno a Cambridge, dove inizia la sua carriera accademica. Tiene diversi cicli di lezioni e i suoi allievi raccolgono gli appunti in quelli che saranno conosciuti, postumi, come il Libro blu e il Libro marrone. Negli stessi anni inizia a lavorare alle opere più significative del suo cosiddetto “secondo periodo”: le Ricerche filosofiche e le Osservazioni sui fondamenti della matematica, entrambe pubblicate postume.
Nel 1939 è nominato Professor of Philosophy all’università di Cambridge, ma allo scoppio della Seconda guerra mondiale si allontana dall’ambiente universitario per prestare servizio volontario in un ospedale londinese.
Wittgenstein si spegne a Cambridge il 29 aprile del 1951.

10 – Husserl e la fenomenologia – Roberta De Monticelli

Edmund Husserl nasce a Prossnitz, in Moravia, l’8 aprile del 1859, da una famiglia ebrea della media borghesia. Studia matematica e fisica prima a Lipsia e in seguito all’università di Berlino. Nel 1884, a Vienna, ha modo di seguire le lezioni di Franz Brentano, grazie al quale si avvicina alla filosofia. Ottiene la libera docenza all’Università di Halle e qui si dedica alla stesura dei suoi primi scritti, che introducono le sue riflessioni sulla fenomenologia. Nel 1901 è nominato professore a Gottinga, dove rimane per quindici anni. In questo periodo approfondisce i principi della sua filosofia, che espone nell’opera La filosofia come scienza rigorosa e nel primo volume delle Idee per una fenomenologia pura e per una filosofia fenomenologica. L’ultima tappa del suo percorso accademico è Friburgo, dove ricopre la cattedra di filosofia fino al 1928, quando al suo posto subentra l’allievo Martin Heidegger. Intanto, il suo pensiero si diffonde in Europa, ma l’avvento del nazismo segna per il filosofo l’allontanamento forzato dall’ambiente accademico. È il 1933, lo stesso anno in cui Heidegger tiene il celebre discorso rettorale che segna la sua adesione al regime. Il padre della fenomenologia è costretto a ritirarsi a vita privata, e si dedica alla stesura della sua ultima opera, La crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale, in cui cerca una via d’uscita filosofica dalla decadenza della cultura contemporanea.
Husserl muore a Friburgo il 27 aprile del 1938, lasciando una grande quantità di scritti inediti che verranno pubblicati a partire dal 1950.

11 – Peirce e la semiotica – Ugo Volli

Charles Sanders Peirce nasce a Cambridge, in Massachusetts, il 10 settembre del 1839. Suo padre, Benjamin Peirce, è un insigne docente dell’Università di Harvard, dal quale riceve una buona formazione logico-matematica.
All’età di sedici anni si iscrive anche lui a Harvard, dove si laurea in chimica nel 1863. Già durante gli anni universitari inizia a lavorare per il Servizio costiero e geodetico degli Stati Uniti, per cui svolge a lungo attività di ricerca scientifica.
Nel frattempo matura un grande interesse per gli studi filosofici e dà vita insieme ad altri ex-studenti, tra cui il filosofo William James, al Metaphysical Club, culla del movimento pragmatista. Per alcuni anni tiene lezioni di logica e filosofia delle scienze in prestigiosi istituti, tra cui la stessa Harvard e la Johns Hopkins University. La sua carriera accademica stenta però a decollare e molti degli scritti che compone restano a lungo inediti. Fanno eccezione due importanti articoli pubblicati sul “Popular Science Monthly” tra il 1877e il 1878, Il fissarsi della credenza e Come rendere chiare le nostre idee, nei quali l’autore espone i principi che legano la sua filosofia alla nascita del pragmatismo. Alla fine degli anni Ottanta Peirce si ritira a Milford, in Pennsylvania, dove trascorre il resto della sua vita in isolamento e in povertà. Lì si spegne il 19 aprile del 1914, lasciando una gran quantità di scritti che verranno raccolti e pubblicati postumi, richiamando l’attenzione sull’importanza dei suoi studi nel campo della logica simbolica e della semiotica.

12 – Vico, Croce e la filosofia italiana – Roberto Esposito

Giambattista Vico nasce a Napoli il 23 giugno del 1668. Compie i suoi primi studi dai gesuiti e, intorno ai diciotto anni, diventa precettore dei figli del marchese Domenico Rocca a Vatolla, nel Cilento. Qui si dedica alla lettura dei classici della filosofia e della letteratura; intanto si iscrive alla facoltà di legge dell’Università di Napoli, dove si laurea nel 1694. Rientrato stabilmente in città, frequenta gli ambienti culturali dove circolano gli scritti di Cartesio, Hobbes, Leibniz. Nel frattempo, ottiene la cattedra universitaria di eloquenza e retorica e, nelle sue lezioni, introduce la critica al metodo cartesiano, che è il punto di partenza della sua riflessione filosofica. Nel 1710 pubblica lo scritto De antiquissima italorum sapientia. È qui che si legge per la prima volta il noto principio del “verum ipsum factum”, ovvero si può conoscere con verità solo ciò di cui si è artefici. Nei quindici anni successivi lavora alla sua opera maggiore, la Scienza nuova, che pubblica nel 1725. La sua dottrina, originale per il suo tempo, non suscita grandi entusiasmi. Il filosofo napoletano rimane quasi del tutto sconosciuto ai suoi contemporanei e i suoi scritti hanno una circolazione limitata. Continua quindi a condurre una vita appartata e, avendo ormai superato i sessant’anni, comincia a comporre la sua autobiografia: Vita di Gianbattista Vico scritta da se medesimo. Verso la fine della vita, è colpito da una grave malattia senile e si spegne a Napoli il 20 gennaio del 1744.

13 – Gadamer e l’ermeneutica – Maurizio Ferraris

Hans-Georg Gadamer nasce l’11 febbraio del 1900 a Marburgo, in Germania. Studia filosofia prima all’Università di Breslavia, poi nella sua città natale. Qui, nel 1922, consegue il dottorato discutendo una tesi su Platone.
Negli anni successivi segue i corsi tenuti da Martin Heidegger, e con lui consegue l’abilitazione all’insegnamento nel 1929. Inizia così la sua carriera accademica, che svolge prima a Marburgo, poi a Lipsia, dove si trasferisce nel 1939, anno in cui la Germania occupa la Polonia e scoppia la Seconda guerra mondiale. Gadamer non aderirà mai a nessuna organizzazione nazista. Anche per questo, dopo la sconfitta del suo paese e l’occupazione da parte delle forze alleate, viene eletto rettore dell’Università di Lipsia con il consenso dei sovietici. Nel 1949 viene chiamato a ricoprire la cattedra che era stata di Karl Jaspers ad Heidelberg. Qui compone la sua opera principale, Verità e metodo. Lineamenti di un’ermeneutica filosofica, che vede la luce nel 1960. Nei decenni successivi, Gadamer prosegue nella sua attività di studioso, qualificandosi come una delle figure più significative del pensiero contemporaneo. Insegna in molte università europee e statunitensi, collabora con prestigiose riviste culturali, entra a far parte di rinomate istituzioni tedesche e internazionali. Nel 1979 diventa membro anche dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli, città con la quale mantiene stretti rapporti e di cui diventa cittadino onorario nel 1990. Gadamer muore ad Heidelberg il 13 marzo del 2002, alla veneranda età di 102 anni.

14 – Benjamin e la Scuola di Francoforte – Giacomo Marramao

Walter Benjamin nasce a Berlino il 15 luglio del 1892, da una famiglia ebraica dell’alta borghesia.
Dopo la laurea in filosofia si dedica con grande impegno all’attività intellettuale: scrive un saggio intitolato Per la critica della violenza e traduce Baudelaire, un poeta a cui resterà molto legato nella sua riflessione futura. Nel 1923 si trasferisce a Francoforte, dove continua a lavorare come critico e saggista per giornali e riviste. Qui conosce Theodor Adorno, con cui avrà una lunga e travagliata amicizia. Nel frattempo, il filosofo incontra la regista lettone Asja Lacis, a cui si lega sentimentalmente, e che avrà un ruolo importante nel suo avvicinamento al marxismo. Benjamin compie infatti un lungo viaggio in Unione Sovietica, da cui nascono le pagine del Diario moscovita. A cavallo tra gli anni Venti e gli anni Trenta matura il suo amore per Parigi, città a cui dedica l’opera Passagen-Werk, e dove si trasferisce quando l’avanzata del nazismo lo costringe a lasciare la Germania. Da lì collabora con la “Rivista per la ricerca sociale” della Scuola di Francoforte: è su queste pagine che pubblica, nel 1936, il famoso saggio L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica. Allo scoppio della Seconda guerra mondiale, Benjamin viene internato per alcuni mesi in un campo di lavoro francese. Quando viene rilasciato, scrive di getto la sua ultima opera, Sul concetto di storia, e fugge verso la Spagna, nel tentativo di imbarcarsi per gli Stati Uniti. Bloccato dalla polizia di frontiera, si toglie la vita. È la notte tra il 25 e il 26 settembre del 1940.

15 – Arendt e la banalità del male – Adriana Cavarero

 

Hannah Arendt nasce il 14 ottobre 1906 vicino a Hannover, da una famiglia ebrea benestante.
Studia filosofia e diventa allieva di Martin Heidegger a Marburgo, con il quale ha un relazione sentimentale. Con lui concorda una tesi sul concetto di amore in sant’Agostino, che completerà però con Karl Jaspers a Heidelberg, dopo essersi allontanata dal maestro e amante. Dal mondo cristiano passa a occuparsi di ebraismo, studiando Rahel Varnhagen, un’intellettuale ebrea vissuta a Berlino a cavallo tra Sette e Ottocento. Una donna che criticava sia la ghettizzazione nel mondo ebraico, sia l’integrazione con il rischio della perdita di identità. Da questa figura, Hannah Arendt trae ispirazione per le sue future scelte di piena autonomia rispetto al movimento sionista, fautore della costruzione di uno stato ebraico. Negli anni Trenta, con l’ascesa del regime nazista, la filosofa si trasferisce a Parigi, per poi fuggire a New York nel 1941. Qui diviene attivista nella comunità ebraica e pubblica l’opera che la rende più famosa, Le origini del totalitarismo, frutto di anni di lavoro e di collaborazione con il marito, il poeta e filosofo tedesco Heinrich Blücher. Nel 1961, quando si apre il processo al funzionario nazista Adolf Eichmann (leggi Aichman), Hannah Arendt si reca a Gerusalemme come inviata del settimanale “New Yorker”. Ne deriverà il suo celebre scritto del 1963, La banalità del male.
Divenuta ormai cittadina americana, tiene conferenze e insegna in diverse università, fino alla morte. Si spegne nel 1975, mentre si dedicava a terminare la sua ultima opera, La vita della mente.

16 – Lyotard e il postmoderno – Maurizio Ferraris

Jean-François Lyotard nasce a Versailles il 10 agosto del 1924. Studia all’Università Sorbona dove ottiene l’abilitazione in filosofia nel 1950.
Per due anni insegna in un liceo maschile in Algeria. L’esperienza vissuta nel possedimento francese lo porta a interessarsi alla situazione politica delle colonie e a maturare posizioni di tipo socialista. Nel 1954 si unisce al gruppo rivoluzionario “Socialismo o Barbarie”, e, dieci anni dopo, è tra i fondatori di “Potere operaio”. Nel frattempo dà alle stampe La fenomenologia, breve analisi dell’opera di Husserl e di Merleau-Ponty che allarga la riflessione fenomenologica alle scienze umane, alla psicoanalisi freudiana e al marxismo. Gradualmente l’autore si discosta dal socialismo rivoluzionario e torna a dedicarsi all’attività di ricerca e di insegnamento. Nel 1971 ottiene il dottorato con una tesi intitolata Discorso, figura, in cui analizza le complesse relazioni che si instaurano tra il linguaggio e l’immagine nell’arte. L’anno successivo è nominato docente all’Università di Parigi-Vincennes. Ha inizio un periodo di grande produzione intellettuale, nel quale vedono la luce scritti come A partire da Marx e Freud, ed Economia libidinale, che propongono una revisione delle concezioni estetiche dominanti e del marxismo, alla luce dei concetti freudiani di pulsione e desiderio.
Nel 1979 Lyotard pubblica la sua opera più nota, La condizione postmoderna, che introduce una categoria interpretativa che diventerà fondamentale nell’analisi della società contemporanea.
Il filosofo si spegne a Parigi il 21 aprile del 1998.

17 – Rawls e la teoria della giustizia – Sebastiano Maffettone

Figlio di un importante avvocato, John Rawls nasce a Baltimora, in Maryland, il 21 febbraio 1921. Vive in una famiglia di credo democratico, un ambiente sensibile all’uguaglianza e alla giustizia.
Durante l’infanzia il piccolo John perde due dei quattro fratelli a causa di infezioni che lui stesso gli aveva trasmesso. Questi eventi lo shoccano a tal punto da provocargli una leggera balbuzie per tutta la vita. Rawls frequenta l’università di Princeton e durante la Seconda guerra mondiale è nell’esercito americano in Nuova Guinea, nelle Filippine e in Giappone dove assiste agli effetti delle bombe nucleari su Hiroshima. Molto colpito dall’evento, lascia l’esercito nel 1946 e torna a Princeton per ottenere un dottorato in filosofia morale. Nel 1952 ottiene una borsa di studio per l’università di Oxford dove entra in contatto con le idee del grande filosofo liberale Isaiah Berlin e del filosofo analitico del diritto Herbert Hart. Tornato negli Stati Uniti, inizia la sua carriera di docente a Harvard. Nella prestigiosa università è il maestro di Thomas Nagel, Tim Scanlon e altri tra i più noti filosofi contemporanei. Anche dopo il successo che segue la pubblicazione dell’opera Una teoria della giustizia, del 1971, Rawls rifiuta il ruolo di intellettuale pubblico e qualsiasi riconoscimento. Solo Bill Clinton riesce ad assegnargli una medaglia per le scienze umane nel 1999.
In seguito a un infarto, Rawls è costretto ad abbandonare le amate aule universitarie; muore per un arresto cardiaco nella sua casa di Lexington, vicino a Boston, il 24 novembre 2002.

18 – Etica e libertà al tempo delle nuove scienze – Stefano Rodotà

In questo primo scorcio di XXI secolo le trasformazioni tecnologiche, la ricerca scientifica, i cambiamenti socio-economici, stanno modificando rapidamente alcune nozioni chiave della storia della filosofia occidentale. Per fare un esempio, che l’identità di un essere umano possa mutare dopo pesanti interventi medici che ne cambiano il corpo aumentandone le capacità è un passo enorme che non solo tocca la sfera clinica o scientifica ma che ha anche profonde implicazioni culturali, nell’etica e nel diritto. Nell’epoca della biopolitica, i rapporti tra la libertà personale e i saperi/poteri (scientifici, tecnologici, economici e politici) sono materia di continua negoziazione. La dignità della persona non è un dato metafisicamente indiscutibile, la “vita degna di essere vissuta” non esiste in astratto ma è il risultato di norme morali e leggi dello Stato che si trasformano nei contesti, nel tempo, e in funzione delle relazioni umane. A questo proposito, l’articolo 13 della Costituzione Italiana recita: «La libertà personale è inviolabile. Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell’Autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge». Nel dibattito bioetico, per quanto riguarda l’ambito sanitario, è più spesso citato l’articolo 32, che è una diretta conseguenza di questo principio: «Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dalla persona umana».


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