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01 – I Presocratici e la nascita della filosofia – Emanuele Severino

Con il termine “Presocratici” si è soliti indicare l’insieme dei filosofi antecedenti a Socrate, non solo da un punto di vista cronologico, ma soprattutto da un punto di vista teorico. Sono dunque raccolti sotto questa definizione i pensatori, del VI-V secolo a.C., che si trovano al di qua di un ideale spartiacque rappresentato dal pensiero socratico. Di questi filosofi si possiede un numero limitato e piuttosto incerto di notizie, a causa delle narrazioni mitiche e leggendarie che spesso s’intrecciano alle loro biografie. Inoltre, ci sono pervenuti per lo più solo brevi frammenti delle loro opere e il resto delle informazioni di cui si dispone sono tratte da fonti indirette, come il libro primo della Metafisica di Aristotele. Un aspetto che caratterizza le origini della filosofia greca, e dunque questi pensatori, è l’esercizio collettivo della riflessione. In questi secoli la filosofia è radicalmente considerata un’attività corale e si organizza e sviluppa attorno a delle scuole, luoghi adibiti alla condivisione delle idee sotto la guida di un maestro. Per questo motivo si è soliti raggruppare gli autori presocratici in base alla città e alla scuola di appartenenza. Nonostante le teorie di questi pensatori possano apparire insoddisfacenti per la loro semplicità o addirittura ingenue, esse rappresentano un progressivo ab- bandono del modo di pensare dell’antichità (caratterizzato dalle credenze del mito), costituendo i primi passi del pensiero razionale. Risultano, dunque, ancora oggi insostituibili non solo per la comprensione delle radici della cultura occidentale, ma anche per un’interrogazione consapevole della realtà contemporanea.

02 – Socrate, Platone, Aristotele e la scuola di Atene – Maurizio Ferraris

la metà del V e la fine del IV sec. a.C. con le importanti figure di Socrate, Platone ed Aristotele il pensiero greco raggiunge la propria maturità e compiutezza. Atene conosce il periodo del suo massimo splendore e la filosofia assume la forma di una ricerca strutturata soprattutto grazie alla fondazione di nuove scuole. Socrate, che è certamente uno dei principali protagonisti di questo rinnovamento, dedica una particolare attenzione all’uomo. Egli considera la filosofia un’attività fondata sullo scambio fra individui, sull’interrogazione e sull’arte di porre domande: questi aspetti influiranno in maniera determinante sul modo di fare filosofia di tutti i successivi filosofi. Platone, che eredita da Socrate lo stesso interesse per la conoscenza delle essenze delle cose, sposta i termini della riflessione “verso un mondo ideale e sovrasensibile”. Egli considera il mondo una semplice riproduzione, la copia di un modello originale più perfetto che è situato al di fuori di spazio e tempo. Il compito che la filosofia deve perseguire è allora il superamento della quotidiana apparenza, al fine di pervenire alla verità. Aristotele, sviluppando un’ampia serie di indagini a partire dall’attenta analisi dei fenomeni del mondo tenta di dare una struttura organica alla conoscenza. Le spiegazioni formulate da Aristotele costituiscono articolate argomentazioni filosofiche, sempre capaci di restituire la complessità dell’oggetto studiato, ma hanno come caratteristica quella di non perdere mai di vista la dimensione naturale, fisica, del fenomeno in questione.

03 – Agostino, Tommaso e la filosofia medievale – Roberta de Monticelli

Nato a Tagaste, una città dell’antica Algeria, nel 354, Agostino è uno dei più eminenti padri della Chiesa. Il suo interesse per la filosofia inizia a diciannove anni, dopo la lettura dell’Ortensio di Cicerone, testo che conteneva un’esortazione alla riflessione filosofica. Dopo una vita ricca di avvenimenti mondani, e l’adesione per un breve periodo alla setta dei Manichei, Agostino scopre la fede sotto la guida di Ambrogio, vescovo di Milano, e abbraccia così la religione cristiana. La sua conversione lo porta ad una riflessione filosofica originale che risente dell’influenza di alcune correnti, tra cui spicca il neoplatonismo. Quest’ultima suscita l’interesse di Agostino per la possibilità di conciliarsi, almeno su alcuni punti, con le dottrine del Cristianesimo. Fra le altre, la tesi neo-platonica che definiva il male come privazione, assenza di essere, costituisce un punto fondamentale per la riflessione di Agostino. Su queste basi, la filosofia assume per lui il compito di un’indagine sull’essere; indagine che può effettuarsi solo rivolgendosi all’interiorità. L’anima è infatti depositaria della verità che Dio stesso ha concesso all’uomo, pertanto solo un ripiegamento dell’individuo su stesso e solo grazie ad un’introspezione radicale la filosofia può raggiungere la propria meta. Nella visione di Agostino, la ricerca filosofica si presenta come il corrispettivo razionale di un percorso di fede. Vi è insomma una compenetrazione tra fede e ragione che si è soliti ricondurre al duplice motto latino: “credo ut intelligam, intelligo ut credam”, ossia “credo per capire, capisco per credere”.

04 – Giordano Bruno e la filosofia del rinascimento – Michele Ciliberto

Nato a Nola nel 1548. Nel 1566, all’età di diciotto anni, entra nell’ordine di San Domenico e cambia il proprio nome di battesimo, Filippo, in Giordano. Un eccezionale anticonformismo e una curiosità senza eguali per il sapere lo conducono a un’originale riflessione in cui convergono elementi di Neoplatonismo, panteismo, misticismo, magia, teorie mnemotecniche, influssi di studi cabalistici e teorie astronomiche. Questi aspetti, assieme al suo continuo errare per l’Europa (Savona, Torino, Venezia, Milano, Ginevra, Tolosa, Parigi, Oxford, Magonza, Marburgo, Praga) fanno di Giordano Bruno uno dei filosofi e degli intellettuali più rappresentativi dello spirito rinascimentale. La sua concezione della materia (intesa come materia attiva); la sua considerazione dell’infinitezza dell’universo e della presenza di infiniti mondi; la tesi secondo cui vi è un’anima universale a cui si è destinati ritornare dopo la morte per poi reincarnarsi in altre future, costituiscono alcune tesi fondamentali del suo pensiero. Bruno rimase in carcere sette anni e subì due processi prima a Venezia poi a Roma. Oppose un netto rifiuto ai ripetuti inviti degli inquisitori a ritrattare le sue dottrine in particolare quella relativa all’infinità dell’universo e salì sul rogo senza essersi riconciliato con il Crocifisso da cui, secondo la leggenda, distolse lo sguardo prima di morire. La sue vicende biografiche costituiscono testimonianza attiva delle sue concezioni filosofiche; sicché, la sua rinuncia ad abiurare le tesi considerate eretiche dall’Inquisizione e la sua morte sul rogo, ne restituiscono l’immagine di un martire per la libertà di pensiero e per la fedeltà alla verità. Una figura emblematica celebrata nei secoli successivi in nome di questi valori.

05 – Newton e la rivoluzione scientifica – Paolo Rossi

Isaac Newton nasce a Woolsthorpe, in Inghilterra, nel 1642. Considerato uno dei padri fondatori della fisica moderna, comincia i propri studi al Trinity College di Cambridge nel 1661 dove segue in maniera non continuativa le lezioni prediligendo lo studio individuale. Nel 1665 l’occasione di coltivare autonomamente letture ed esperimenti si presenta con la chiusura del Trinity College in seguito ad una grave epidemia di peste. Il 1666 è l’annus mirabilis per Newton, l’anno più importante della sua vita durante il quale ha l’intuizione della gravitazione universale. Negli anni successivi diviene professore di Matematica e membro della Royal Society di Londra; lavora intensamente alle sue teorie e nel 1687 pubblica la sua più importante e famosa opera, i Philosophiae naturalis principia matematica (Principi matematici di filosofia naturale). Il secolo che lo vede affermarsi come il più importante filosofo naturale (è questo il termine dell’epoca, solo nell’Ottocento comparirà il termine “scienziato”) è caratterizzato da un sempre maggiore interesse per la matematica e la fisica che divengono campi d’indagine preferenziali. L’astronomia compie enormi passi avanti rispetto alle concezioni precedenti grazie alle scoperte compiute nei primi decenni del 1600 da Galilei e Keplero e si costituisce ed afferma un nuovo metodo di indagine: il metodo scientifico. In questo contesto, l’apporto di Newton è fondamentale sia perché rinnova profondamente le teorie dell’epoca sia perché aprirà la via alle ricerche future. Infine la statura di questo pensatore è confermata anche dall’ampio numero di scritti dedicati all’alchimia, all’esegesi biblica e alla filosofia; discipline che Newton coltivava con grande interesse e che testimoniano una sorta di passaggio di consegne fra l’epoca precedente in cui la scienza era intrisa di conoscenze magiche (emblematicamente rappresentata da Giordano Bruno) e una nuova epoca, quella della Rivoluzione Scientifica, in cui la sperimentazione costituisce il nucleo della ricerca scientifica.

06 – Kant e l’Illuminismo – Maurizio Ferraris

Immanuel Kant nasce a Köningsberg nel 1724; si dedica agli studi filosofici ma è anche molto appassionato alle scienze naturali, alla matematica e alla geografia. Dopo aver svolto l’attività di precettore privato, all’età di 46 anni, diviene professore di Metafisica e Logica presso l’università della sua città natale. Kant proporrà un modo innovativo di considerare il soggetto di fronte al compito della conoscenza, attribuendo all’uomo un insieme di strutture e modalità che determinano in modo attivo il suo modo di conoscere la realtà. Per la sua collocazione storica e per i suoi tratti teorici la filosofia di Kant può essere considerata l’apice delle riflessioni dell’illuminismo. Questo movimento che trae origine dalla filosofia inglese del tardo Seicento e che conoscerà il suo massimo sviluppo nella Francia del Settecento, deve il proprio nome alla funzione rischiarante della ragione. Grazie ad essa l’uomo può infatti illuminare tutti i campi della conoscenza ed eliminare le ombre gettate dai pregiudizi e dalle tradizioni ereditate dalle culture precedenti. Al centro dell’Illuminismo vi è dunque uno degli aspetti principali del pensiero di Kant, ossia la considerazione della ragione al pari di uno strumento critico. Strumento che utilizzato correttamente può indirizzare l’uomo verso un progressivo miglioramento in ogni ambito del sapere e nella condotta politica e morale. Kant muore a Köningsberg nel 1804.

07 – Hegel e la dialettica – Remo Bodei

Georg Wilhelm Friedrich Hegel (Stoccarda 1770 – Berlino 1831) compiuti gli studi classici a Stoccarda, si iscrisse all’Università di Tubinga, dove strinse rapporti d’amicizia con il poeta Friedrich Hölderlin e il filosofo Friedrich Schelling. Al termine degli studi di filosofia e teologia Hegel si dedicò all’attività di precettore privato. Nel 1801 si trasferì a Jena, dove completò uno dei suoi lavori più celebri: la Fenomenologia dello spirito, e da cui fuggì nel 1807 a causa dell’occupazione francese. Lavorò per un breve periodo come giornalista a Bamberga quindi divenne professore di filosofia al ginnasio di Norimberga per ottenere poi nel 1816 la cattedra di filosofia presso l’Università di Heidelberg. In questo periodo pubblicò l’Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio, un’esposizione completa e sistematica della sua filosofia. Nel 1818 gli venne offerta la cattedra che era stata di Johann Fichte all’Università di Berlino dove scrisse Lineamenti di filosofia del diritto (1821) e in cui rimase fino alla morte. Hegel concepisce la filosofia come un costante dialogo del pensiero con il proprio tempo. Entusiasmatosi per la Rivoluzione Francese, ammiratore di Napoleone e per un certo periodo direttore di un giornale, Hegel è dunque un filosofo in cui la storia e il mondo politico e sociale assumono un posto del tutto peculiare, come dimostrano tanto le sue opere principali, quanto le lezioni di estetica, filosofia della religione, filosofia della storia, che tenne nelle università di Jena, Heidelberg e Berlino e che vennero pubblicate postume.

08 – Marx e la rivoluzione – Umberto Curi

Karl Marx nasce a Treviri il 5 maggio del 1818. Proveniente da una famiglia borghese di origine ebraica, studia a Bonn e a Berlino, dove entra in contatto con la sinistra hegeliana e con gli ambienti del radicalismo tedesco. Dopo la laurea, nell’ottobre del 1842 collabora con la “Gazzetta Renana”. Nel marzo del 1843 si sposta a Parigi per fondare e dirigere assieme ad Arnold Ruge gli “Annali franco-tedeschi”. A questo periodo parigino risalgono i primi contatti con gli ambienti rivoluzionari europei e con i circoli operai di orientamento socialista, nonché l’amicizia con Friedrich Engels. Scritto fondamentale di questo periodo sono i cosiddetti “Manoscritti economico-filosofici” del 1844, rimasti incompiuti e pubblicati postumi nel 1932. A causa di un decreto di espulsione dalla Francia, Marx è costretto a trasferirsi a Bruxelles, ed in questo periodo matura il proprio distacco dalla si Feuerbach. Marx sviluppa infatti un pensiero in cui il soggetto della storia non è l’Idea o lo “Spirito del mondo”, tematizzati da Hegel, ma l’uomo esistente e reale, nella sua determinatezza. Inoltre, nella sua riflessione egli considera la natura dell’uomo non come un’essenza invariabile, ma come qualcosa che si realizza nella società e nel divenire storico. Nel 1849Marx si trasferisce a Londra, dove sostanzia le sue riflessioni con uno studio sistematico e dell’economia politica classica inglese e, in particolare, dell’opera di Adam Smith e David Ricardo.
Attraverso Il Capitale, il cui primo volume esce nel 1867,Marx proporrà una riflessione politica e filosofica destinata a segnare la storia degli ultimi due secoli. Muore a Londra nel 1883.

09 — Nietzsche e la volontà di potenza — Maurizio Ferraris

Friedrich Wilhelm Nietzsche nasce a Röcken nel 1844. Comincia il proprio percorso accademico nel 1864 scegliendo i corsi di teologia a cui preferirà ben presto gli studi filologici. Nel 1869, all’età di soli 25 anni, è chiamato ad insegnare pres- so l’Università svizzera di Basilea dove ottiene un favorevole riscontro da parte degli allievi.
La prima opera che segna l’inizio del suo cammino filosofico, anche se ancora in un contesto filologico, è La nascita della tragedia, pubblicata nel 1872. Proponendo un’interpretazione innovativa dell’origine della tragedia greca, con questo testo Nietzsche si espone a dure critiche da parte della cerchia dei filologi più tradizionalisti.
Importante elemento che emerge attraverso quest’opera è il suo interesse per la figura di Dioniso. Declinata in senso fi- losofico, essa rappresenta la forza, la libertà dalle costrizioni convenzionali, l’infrazione dell’ordine, ma anche la leggerez- za, ossia i caratteri che costituiscono i tratti essenziali del pen- siero di Nietzsche. Pensiero che attraverso uno stile tagliente e aforistico riflette sulla necessità di riconsiderare tutti i valori correnti, sull’urgenza di una nuova concezione dell’uomo, del tempo e della storia, fino a giungere al celebre annuncio della morte di Dio.

10 — Freud, Jung e la psicoanalisi — Umberto Galimberti

Il 1900 è l’anno della morte di Nietzsche, filosofo destinato a scuotere il pensiero di un’intera epoca. Sigmund Freud, nello stesso anno pubblica L’interpretazione dei sogni, testo che segna, con le sue rivoluzionarie tesi, l’inizio della psicoanalisi. Nato a Freiberg in Moravia nel 1856, Freud consegue la laurea in Medicina nel 1881, in seguito lavora presso una clinica psichiatrica, si sposta a Parigi e frequenta la scuola diretta dal famoso neurologo Jean-Martin Charcot. Il concetto più innovativo di Freud, la cui portata influenza tutto il pensiero filosofico successivo, è quello di “inconscio”.
Nonostante la tradizione romantica avesse già introdotto questo termine associandolo alla dimensione dell’irrazionale, Freud ne fornisce un’interpretazione originale, sostenendo la possibilità di rintracciare una certa regolarità e schematicità nel suo funzionamento. La scoperta dell'”inconscio” è una delle principali rivelazioni del XX secolo, poiché, come scriverà Freud, porta a sapere di non essere più “padroni in casa propria”; un’altra realtà si apre all’interno dell’uomo e, fatto sorprendente, al suo interno si giocano le partite più importanti che determinano il comportamento umano. In altri termini, l’individuo scopre che la sua esistenza non si decide all’interno della coscienza e della volontà, ma si articola ad un livello sotterraneo sul quale non ha totale controllo.

11 – Einstein e la relatività – Piergiorgio Odifreddi

Albert Einstein nasce nel 1874 ad Ulm, in Germania. Giovane pro- mettente nelle discipline matematiche, dimostrerà fin dai suoi primi studi l’interesse e la curiosità per il sapere scientifico e per la formula- zione di spiegazioni inerenti ai fenomeni quotidiani. Ciononostante, nel 1895 viene bocciato all’esame di ammissione per il Politecnico di Zurigo. Sarà ammesso l’anno dopo. Completati i suoi studi, nel 1900 trova impiego presso l’ufficio brevetti di Berna. Tale professione gli permette di dedicare ampio tempo alle ricerche che negli anni suc- cessivi lo presenteranno al mondo come il più rivoluzionario degli scienziati. Nel 1905 scrive gli articoli che aprono la strada per lo stu- dio della relatività e della teoria quantistica. Nel 1916 Einstein prose- gue gli studi sulla teoria della relatività, che da “ristretta” o “speciale”, diviene “generale”. Il 1921 è poi l’anno in cui gli viene conferito il premio Nobel.
L’ascesa al potere di Hitler costringe Einstein, che insegna a Berlino, a rifugiarsi negli Stati Uniti, dove insegnerà all’Università di Prin- ceton. Il contesto storico in cui vive Einstein influisce in maniera determinante sulla sua esistenza, delineando una figura complessa e straordinaria. Einstein sarà un pacifista attivo, percepirà la propria responsabilità come scienziato di fronte agli esiti catastrofici della guerra e della distruzione causata dalla bomba atomica, e prima della sua morte, avvenuta nel 1955, firmerà assieme a Bertrand Russell e altri scienziati e intellettuali del tempo il manifesto conosciuto con il nome “Russell-Einstein” contro gli armamenti nucleari.

12 — Heidegger e la filosofia della crisi — Gianni Vattimo

Martin Heidegger nasce a Messkirch, in Germania, nel 1889. Allievo di Edmund Husserl, del quale sarà assistente all’Uni- versità di Friburgo, Heidegger risentirà profondamente del clima culturale del suo tempo, costellato dalla nascita di molte avanguardie artistiche, e da numerosi eventi storici; influenza- to dal pensiero fenomenologico che rielaborerà in modo origi- nale. Nel 1927 esce il suo capolavoro Essere e tempo.
Con l’avvento del nazismo in Germania, nel 1933 Heideg- ger diviene rettore dell’Università di Friburgo e nel mese di maggio tiene il celebre discorso rettorale su L’autoaffermazione dell’università tedesca che segna la sua adesione al nazismo. A partire dalla metà degli anni Trenta avviene quella che egli stesso definisce una “svolta” del proprio pensiero, che con- duce a un nuovo modo di intendere la relazione fra l’essere e il linguaggio. Nel 1950 esce il libro Sentieri interrotti, i cui saggi testimoniano degli sviluppi di pensiero successivi alla svolta.

13 — Russell e la logica del ‘900 — Piergiorgio Odifreddi

Bertrand Russell nasce a Trelleck, Galles, nel 1872. Dopo aver compiuto i propri studi in Matematica e Filosofia, si reca a Parigi dove nel 1900, anno dell’Esposizione Internazionale, incontra il matematico torinese Giuseppe Peano. L’intervento di questo studioso durante il Congresso di Filosofia lo affascina al punto da decidere di iniziare lo studio delle sue teorie e metodologie. A partire dagli insegnamenti di Peano l’intento di Russell è quello di intraprendere un programma di trasformazione della matematica in logica (“programma logicista”). Tale programma era già stato parallelamente cominciato dal filosofo tedesco Gottlob Frege. Quest’ultimo aveva realizzato un linguaggio ideografico, una tipologia di scrittura completamente formalizzata, con l’intento di affrontare la matematica da un punto di vista logico. Il giovane Russell formula però molto presto il famoso paradosso che prenderà il suo nome, ponendo una grave obiezione al progetto di Frege. Gli anni successivi sono dunque rivolti alla soluzione di questi problemi e conducono tra il 1910 e il 1913 alla stesura dei Principia mathematica, con la collaborazione del logico e filosofo britannico Alfred North Whitehead. Il testo divulgativo, Introduzione alla filosofia matematica, risale invece al 1918 e Russell lo compone in carcere, dove è rinchiuso per aver duramente criticato l’intervento della Gran Bretagna nel conflitto mondiale. Gli anni che seguono sono di confronto e contrasto con l’allievo Ludwig Wittgenstein e conducono a un acceso dibattito nel quale si for- mulano alcune delle principali teorie logiche del Novecento.

14 — Popper e la filosofia della scienza — Giulio Giorello

Karl Raimund Popper nasce a Vienna nel 1902. Laureatosi in Filosofia nel 1928, entra in contatto con alcuni esponenti del “Circolo di Vienna”, importante gruppo di filosofi che influì fortemente sulla nascita e lo sviluppo del neopositivismo. Pur non trovandosi d’accordo con l’impostazione filosofica del Circolo, Popper ne condivide l’intento volto alla costruzione di una concezione scientifica del mondo. La riflessione di Popper rientra infatti nella filosofia della scienza, ambito che nella prima metà del Novecento vive una stagione particolarmente prolifica. Si sviluppano infatti una serie di indagini che mirano a stabilire le possibilità più proprie della scienza, a individuare il metodo che essa deve perseguire e a definire un criterio per differenziare la vera scienza da ciò che non può aspirare a tale titolo. In questa cornice, prende corpo la filosofia di Karl Popper, che nel 1934 pubblica la Logica della scoperta scientifica. Il testo segna profondamente le ricerche dell’epoca e si contrappone in maniera netta allo schieramento neopositivista.
Fondate sull’originale concetto di “falsificabilità”, le analisi di Popper sviluppano una teoria della prova e dell’errore, che riconosce la dimensione condivisa, corale e dialogica della ricerca scientifica. Gli stessi principi condurranno Popper ad assumere una posizione più netta sul piano etico-politico. Esito di questo interesse è il testo del 1945, La società aperta e i suoi nemici, in cui Popper colloca più specificamente il ruolo della scienza in re- lazione alla società; affronta temi tradizionali della filosofia e si interroga sugli esiti filosofico-politici del marxismo.

15 — Foucault e le nuove forme del potere — Stefano Rodotà

Michel Foucault nasce a Poitiers nel 1926. Studia Filosofia e Psi- cologia presso l’École Normale Supérieure, e nel 1952 è psicolo- go presso l’Hôpital Sainte-Anne di Parigi. Il suo interesse per la psicologia, la frequentazione con i testi dei “maestri del sospetto” (Nietzsche, Marx e Freud), lo studio della fenomenologia e del- la storia delle scienze costituiscono la cornice entro cui sviluppa il proprio pensiero. Nel 1961 esce uno dei suoi testi più famosi, Storia della follia nell’età classica, in cui svolge un’originale analisi del concetto di follia, delle sue manifestazioni e delle pratiche sociali ad esso connesse all’interno della storia. Il procedimento che egli adopera per svolgere le proprie ricerche è chiarito in Le parole e le cose, testo del 1965 che ha come sottotitolo Un’archeologia delle scienze umane. “Archeologica” è infatti la procedura con la quale Foucault tenta di ricostruire le condizioni di possibilità, la struttura entro cui il sapere e le sue manifestazioni si presentano nella storia. L’interesse per la dimensione autoritaria e costrittiva di tutte le forme organizzate di potere conduce Foucault alla pubblicazione di Sorvegliare e punire, opera del 1975 che si concentra in maniera specifica sul ruolo sociale e sul significato filosofico del carcere. Il pensiero di Foucault può dunque considerarsi un’attenta lettura dell’attualità, con particolare interesse per le implicazioni fra potere e sapere. Sapere che con la sua evoluzione storica sembra infatti condurre a nuove forme di asservimento dell’individuo, piuttosto che indirizzarlo verso una graduale emancipazione. Le opere di Foucault costituiscono dunque una critica aperta ed una messa in guardia ancora valida rispetto a questa cancellazione, non sempre manifesta, delle libertà dell’uomo.

16 — Derrida e la decostruzione — Maurizio Ferraris

Jacques Derrida nasce nel 1930 a El-Biar, in Algeria. Nel 1949 si trasferisce a Parigi, e nel 1952 è ammesso all’École Normale Supérieure. Nel 1967 escono tre dei più significativi testi di Derrida: La voce e il fenomeno, La scrittura e la differenza, Della grammatologia. Ciascuno di essi delinea gli elementi fondamentali della filosofia di Derrida: il primo attraverso lo studio di Husserl discute il problema della presenza e della voce; il secondo, che è una rac- colta di interventi effettuati da Derrida in varie occasioni, apre un confronto con alcuni eminenti pensatori (Foucault, Lévinas, Freud, Bataille) e affronta alcuni importanti temi, come quel- lo dello strutturalismo, della violenza, della metafisica; il terzo, forse l’opera più strutturata di Derrida, tratta il problema della scrittura, elemento fondante del pensiero occidentale. Alla figu- ra di Derrida è legato il concetto di “Decostruzione”.


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