Facebook Twitter Gplus YouTube

01 – L’evoluzione del capitalismo dal Settecento a oggi – Valerio Castronovo

Diverse sono le tesi sulle origini del capitalismo. Secondo il sociologo tedesco Max Weber la genesi del capitalismo è da rintracciarsi nell’etica calvinista, che considerava il successo ottenuto con il proprio lavoro o con la propria operosità il segno di una predilezione divina e quindi di una futura salvezza eterna. Secondo un altro sociologo tedesco, Werner Sombart, già nella dottrina dei discepoli di San Tommaso è possibile rintracciare una concezione tale da giustificare la liceità del profitto. Altri studiosi ancora, individuano le matrici del capitalismo nell’ebraismo. Di fatto la sua affermazione, con la trasformazione radicale che induce nella società, avviene nell’Europa del Rinascimento.

02 – La struttura dell’economia italiana – Gianni Toniolo

Nei 150 anni trascorsi dall’unificazione della penisola, l’Italia ha subito enormi trasformazioni, sia dal punto di vista economico che sociale. Al momento dell’Unità, in Italia vi erano circa 22 milioni di abitanti, contro gli oltre 60 milioni del 2011. Il reddito pro capite nello stesso periodo è cresciuto di circa tredici volte e l’aspettativa di vita è quasi triplicata: infatti, all’inizio della nostra storia unitaria, la speranza media di vita di un italiano era all’incirca di 30 anni, contro gli 82 di oggi, una delle più elevate al mondo. Nel 1861, inoltre, solo 5 milioni di italiani possedevano un’istruzione elementare: il tasso medio di analfabetismo era circa dell’ 80%, con punte del 90% nel centro e nel Mezzogiorno. Oggi questa percentuale è precipitata al 2%, insieme a quella legata alla mortalità infantile: negli stessi anni i bambini che non raggiungevano il primo anno di vita erano uno su tre, mentre l’attuale proporzione è più bassa anche di quella degli Stati Uniti.

03 – Adam Smith e la nascita dell’economia moderna – Alessandro De Nicola

Adam Smith nasce a Kirkcaldy, una cittadina scozzese, nel 1723. Studia filosofia morale a Glasgow, sotto la guida di Francis Hutcheson, uno dei maggiori esponenti del pensiero filosofico scozzese del tempo. Nel 1740, all’età di 17 anni, accede al prestigioso Balliol College di Oxford, di cui non conserverà un buon ricordo. A quei tempi infatti quella di Oxford era un’università molto conservatrice, con un modello educativo fortemente autoritario. Trasferitosi a Edimburgo, nel 1750 conosce David Hume, grande filosofo noto come il padre dell’empirismo, e tra i due nasce una grande amicizia. Due anni più tardi, Smith ottiene la cattedra di filosofia morale all’Università di Glasgow, la stessa che era stata del suo maestro Hutcheson. Nel 1759 pubblica la sua prima opera, Teoria dei sentimenti morali, che gli procura una certa notorietà.

04 – Ricardo, Marx. La rendita e il profitto – Giorgio Lunghini

David Ricardo nasce a Londra nel 1772 da una famiglia di ebrei di origine portoghese. Dopo un periodo di pratica commerciale ad Amsterdam, esercita la professione paterna di agente di cambio a Londra. In seguito al matrimonio con Priscilla Anne Wilkinson si converte al cristianesimo, separandosi così dalla famiglia e fondando un’azienda indipendente. Dopo essersi dedicato alla matematica, alla chimica, alla geologia e alla mineralogia, in seguito alla lettura dell’opera di Smith La ricchezza delle nazioni, si appassiona all’economia. I suoi interessi si dirigono verso i criteri di distribuzione della ricchezza e la rendita fondiaria, che analizza nelle sue due opere più importanti: il Saggio sull’influenza del basso prezzo del grano sui profitti del capitale, del 1815, e i Principi di economia politica e dell’imposta, del 1817.

05 – Alfred Marshall e la nascita della microeconomia – Marco Dardi

Alfred Marshall nasce a Londra nel 1842 e trascorre una parte importante della sua lunga vita nell’Inghilterra “vittoriana”, in un’epoca di stabilità e di sviluppo economico per il paese. La società inglese, però, in questo periodo presenta profonde lacerazioni, dovute soprattutto al grande divario esistente tra classi ricche e classi povere. La famiglia di Marshall appartiene alla piccola borghesia. Il padre è un impiegato di banca ed Alfred trascorre la sua giovinezza in un sobborgo londinese a stretto contatto con i quartieri operai più poveri. Grazie all’aiuto economico di uno zio benestante, a diciannove anni va a Cambridge a studiare matematica e nel 1868 diventa professore di politica economica. Mantiene questa cattedra per circa dieci anni, fino al matrimonio con Mary Paley, sua brillante allieva e collaboratrice.

06 – John Keynes e la funzione dello Stato nell’economia – Alessandro Roncaglia

L’obiettivo principale dell’opera di John Maynard Keynes è quello di mostrare come un’economia di mercato non tenda automaticamente alla piena occupazione e che, dunque, il ristagno della produzione e la disoccupazione costituiscono una minaccia per l’organizzazione civile della società. Da questo punto di vista, la stessa sopravvivenza del capitalismo richiede, allora, un costante intervento dello Stato per stimolare l’attività economica e per sostenere l’occupazione. Keynes appartiene alla rara categoria di economisti che hanno avuto la possibilità di mettere in pratica le loro teorie. È nato a Cambridge nel 1883 e, dopo essersi laureato in matematica nel 1905 al King’s College, sotto l’influenza di Marshall si è dedicato agli studi di economia, pur continuando ad avere incarichi professionali di altro genere, fra i quali quello di investitore finanziario. Dal 1912 è diventato direttore dell’Economic Journal, un incarico che ha mantenuto fino al 1944.

07 – L’economia di mercato: concorrenza, efficienza ed equità – Fabio Ranchetti

Il termine “mercato” indica il luogo fisico e il momento in cui si realizzano gli scambi commerciali. Gli scambi possono essere di vario genere. Principalmente si parla di scambi di materie prime, di beni e di servizi. Il mercato però, oltre ad essere una struttura dedicata specificamente a fini economici, si sviluppa e si afferma come frutto di un processo sociale. Lo scambio, infatti, è di per sé un’azione sociale. I soggetti che entrano in una relazione di scambio potrebbero ottenere i beni che desiderano anche per altre vie, diverse da quelle del mercato, come ad esempio l’autoproduzione, il baratto, il dono o l’assegnazione da parte di un potere centrale. E di fatto, nei lunghi secoli della storia dell’uomo, queste altre vie sono state a volte preferite allo scambio.

08 – Il mercato del lavoro – Tito Boeri

Quello del mercato del lavoro è uno dei temi centrali della politica economica di ogni paese, ed è strettamente connesso al problema della disoccupazione. Nel suo significato più ampio, il termine “disoccupazione” indica semplicemente la condizione di chi non ha lavoro. Per gli economisti, però, questa definizione non tiene conto delle differenze che intercorrono tra diversi tipi di disoccupazione. Un operaio meccanico, le cui capacità non sono più richieste perché la sua industria ha trasferito all’esterno la maggior parte della produzione, non è disoccupato come lo è un impiegato a tempo determinato che, per ragioni di ordinaria flessibilità, resterà inattivo solo per un periodo limitato. Il grado di disoccupazione, per gli economisti classici, influenza il livello salariale, che tende a diminuire quando la disoccupazione è in aumento.

09 – Le tasse e la politica fiscale – Alberto Alesina

Con la crisi del ’29 ha avuto inizio un periodo caratterizzato dalla riduzione della produzione e dell’occupazione, dalla diminuzione dei salari e dei consumi, dalla flessione degli investimenti e dei risparmi. Ciò che ha reso differente questa dalle precedenti crisi economiche è stata soprattutto la radicalità della contrazione delle attività economiche a cui si è assistito nel giro di pochissimi mesi. La crisi ha avuto origine in America e si è rapidamente propagata in tutti i paesi che avevano rapporti finanziari con gli Stati Uniti, come la Gran Bretagna, l’Austria e la Germania.

10 – La politica economica e il benessere dei cittadini – Alberto Bisin

L’economia politica è una disciplina sociale che studia il funzionamento dei sistemi economici attraverso due tipi di analisi, conosciute come analisi positive e analisi normative.
Le analisi del primo tipo, quelle “positive”, mirano a comprendere gli effetti sull’intero sistema economico di particolari azioni, come quelle di politica fiscale o di politica monetaria e tende ad analizzare “ciò che effettivamente è”, ossia i fenomeni come essi si presentano.

11 – La borsa nel sistema economico globale – Robert Merton

Il termine rischio fa parte del nostro linguaggio comune: indica la probabilità del verificarsi di un evento negativo che può colpire i nostri beni, noi stessi o i nostri familiari.
In economia e in finanza il concetto di rischio assume una valenza più specifica. Se in economia è legato alla possibilità che un’impresa subisca perdite anziché profitti, in finanza esso designa le diverse cause che possono portare all’esito negativo di un impiego di fondi.
In ogni investimento sono sempre presenti il rischio ineliminabile che deriva dalla normale volatilità del mercato, il cosiddetto rischio sistematico o sistemico, e il rischio specifico che dipende dell’ente che emette lo strumento finanziario. Il rischio specifico si può ridurre diversificando gli investimenti.

12 – Le politiche per la crescita – Fabiano Schivardi

L’economia di un paese non cresce in modo uniforme, ma si sviluppa attraverso fluttuazioni, momenti alternati di espansione e di recessione. Si parla di ciclo economico, perché esistono delle  regolarità ricorrenti, una certa periodicità, con fasi distinte che si ripetono in sequenza.
La descrizione più semplice è quella che individua una fase di ascesa a cui segue una fase di discesa fino al livello minimo. Dopodiché l’economia ricomincia a crescere.
Distinguendo con più precisione i diversi momenti del ciclo, si hanno quattro fasi:
La prima, di prosperità, è caratterizzata da una crescita continua della produzione e dell’occupazione, con conseguente aumento dei redditi e del livello generale dei prezzi.

13 – Il sistema bancario – Alessandro Penati

Le banconote, dette anche “cartamoneta”, iniziano a circolare nel Medioevo, nello stesso periodo in cui sorgono le prime banche.
Il loro nome deriva dall’espressione inglese “bank notes” (leggi benk nots). Nella forma in cui le conosciamo oggi le banconote nascono, infatti, in Inghilterra e vengono successivamente utilizzate in tutto il mondo.
In origine sono crediti dovuti a vendite di merci, ad esportazioni o importazioni. Sono pezzi di carta usati per trasferire potere d’acquisto da un agente economico all’altro.

14 – Il modello economico socialdemocratico – Giuliano Amato

Le radici delle idee socialiste sono state ricercate fin nell’antichità classica, nel modello della città-stato ideale di Platone, o nel Cristianesimo delle origini.
Ma il socialismo nato negli anni ’20 e ’30 dell’Ottocento è un prodotto storico della rivoluzione industriale, un movimento di pensiero che, nelle sue varie articolazioni, nasce in opposizione al capitalismo, proponendo una nuova organizzazione del lavoro e della vita collettiva.
Non a caso, il suo paese di incubazione è la Gran Bretagna, patria della prima rivoluzione industriale, dove il capitano d’industria e filantropo Robert Owen (leggi Robert Òuen) teorizza la creazione di villaggi comunitari e l’organizzazione collettiva della produzione.
Insieme all’Inghilterra, l’altro grande paese del socialismo è la Francia. Uno dei maggiori ideologi è qui Claude-Henri Saint-Simon (leggi Clod-Hanrì San-Simòn alla francese), che profetizza il passaggio a un’età nuova, in cui al dominio dei ceti parassitari, cioè dei nobili e dei proprietari terrieri, sarebbe succeduto il governo degli scienziati e dei produttori, imprenditori e operai.

15 – Il modello economico liberista – Luigi Zingales

Il termine “stagflazione” nasce negli anni ’70 per descrivere gli effetti sulle economie occidentali dello shock petrolifero del 1973.
Era l’anno della guerra dello Yom Kippur in Medio Oriente, quando gli stati arabi produttori di petrolio imposero un contingentamento delle forniture per punire gli stati occidentali sostenitori di Israele.
L’effetto fu un connubio che molti allora considerarono inspiegabile: l’aumento dei prezzi dei beni di consumo, cioè l’inflazione, insieme alla stagnazione dell’economia.
La coesistenza di questi due fenomeni metteva in crisi le teorie economiche allora più diffuse, che consideravano la crescita dei prezzi un effetto della crescita economica, una specie di male necessario.

16 – Il modello economico dei paesi emergenti – Michael Spence

Nato nel 1943 a Montclair (leggi Monclèr), nel New Jersey, Michael Spence (leggi Màicol Spens) si è laureato in filosofia a Princeton, ha studiato matematica a Oxford e ha lavorato in alcune delle più prestigiose università del mondo, tra cui Harvard e Stanford (leggi Stènford), dove è stato per quasi 10 anni direttore della Business School (leggi Bìsness Scul).
Risale agli anni di Harvard il suo lavoro sulle asimmetrie informative, che gli è valso nel 2001 il premio Nobel per l’economia, diviso con George Akerlof (leggi Giorg Àkelof) e Joseph Stiglitz (leggi Giòsef Stìglits).

17 – L’invenzione dell’Euro – Robert Mundell

Bretton Woods (leggi Brètton Wudds con W inglese simile a U) è il nome di una piccola località americana dove nel 1944 si svolse un incontro tra gli stati alleati, e futuri vincitori, nella Seconda Guerra mondiale. L’obiettivo era stabilire le regole delle relazioni economiche e finanziarie tra i paesi industrializzati del mondo.
Gli accordi firmati al temine della conferenza crearono un sistema, chiamato “sistema di Bretton Woods”, che serviva a garantire tassi di cambio stabili di tutte le monete rispetto al dollaro, che era eletto a moneta principale di riferimento per tutte le economie occidentali.

18 – Il modello europeo e la politica economica comunitaria – Romano Prodi

Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, la Germania era un paese sconfitto, distrutto dai combattimenti e diviso in due stati: ad ovest la Repubblica Federale Tedesca, legata da una stretta alleanza politica ed economica con gli Stati Uniti; ad est, la Repubblica Democratica Tedesca, controllata dall’Unione Sovietica.
Un muro ideologico e fisico le ha tenute separate fino al 1990, l’anno della riunificazione.
Nonostante le difficoltà politiche, nei decenni del dopoguerra la Germania ha dimostrato una straordinaria capacità di ripresa e di crescita, fino a diventare la maggiore economia nazionale dell’Unione Europea e la quarta nel mondo.

19 – Le multinazionali e il mercato globale – Giorgio Barba Navaretti

Le prime multinazionali, come le intendiamo oggi, si affacciano nella seconda metà dell’Ottocento negli Stati Uniti e in Europa. Si tratta di nuove realtà economiche legate all’espansione della produzione e del commercio mondiale, ma soprattutto al controllo delle materie prime.
Fino alla Seconda Guerra Mondiale sono i singoli stati a gestire il commercio delle materie prime, sempre più necessario al crescente processo di industrializzazione.
Con la fine della guerra, invece, la necessità di una riconversione dell’industria bellica alla produzione civile e la crescente richiesta di nuovi mercati inducono molte imprese private, ma anche intere nazioni, a cercare nuovi accessi a queste risorse.

20 – I rischi della globalizzazione – Noam Chomsky

La parola globalizzazione viene usata a partire dagli anni ’90 per indicare quell’insieme di fenomeni che ha portato verso l’integrazione economica, sociale e culturale di diverse aree del mondo.
I grandi e rapidi progressi tecnologici degli ultimi decenni hanno ridotto o eliminato molti ostacoli agli scambi e alle comunicazioni, contribuendo alla crescita del commercio internazionale e degli investimenti verso l’estero.
Le imprese progressivamente hanno delocalizzato la produzione, impiantando le fabbriche in paesi in cui la tassazione, le leggi sul lavoro, la disponibilità di materie prime permettono di ridurre i costi e aumentare la competizione sui mercati.

21 – Economia, etica e giustizia – Amartya Sen

Adam Smith è considerato il padre dell’economia politica classica. La sua opera principale, La ricchezza delle nazioni, è stato il testo fondamentale di riferimento per gli economisti del XVIII e del XIX secolo.
L’idea centrale di Smith, che ha rivoluzionato il pensiero moderno sull’economia, è quella che mette in relazione l’interesse dei singoli con la ricchezza degli Stati. La sorgente di questa ricchezza è il lavoro degli individui, che è mosso non dalla benevolenza ma da impulsi di natura sostanzialmente egoistica.
Il panettiere produce il pane, il birraio la birra, il macellaio la carne non per farne dono agli altri, ma per trarne un profitto. E per la società questo non è un male, ma un bene, perché perseguendo il proprio interesse particolare ognuno contribuisce al benessere collettivo.

22 – Cooperazioni e conflitti nella teoria dei giochi – Robert Aumann

La teoria dei giochi ha il merito di aver tradotto in termini matematici, e dunque rigorosi, il comportamento strategico, di fatto un elemento fondamentale della vita di ogni individuo, ma anche di un’organizzazione, e più in generale di un qualunque ente o stato.
Ogni volta che un individuo, nel prendere una decisione, tiene in considerazione che il risultato della sua azione dipende anche dalle azioni intraprese da altri, adotta un comportamento strategico.
Nel caso di un’azienda, quando nella determinazione del prezzo dei suoi prodotti tiene conto anche dei possibili comportamenti delle altre imprese, allora si dice che è coinvolta in un gioco strategico.

23 – Economia e modelli matematici – Piergiorgio Odifreddi

Fino a metà del Cinquecento, nelle università europee si insegnava ancora la scienza degli antichi. Era il filosofo greco Aristotele, ripreso dal pensiero cristiano, l’autorità indiscussa in fatto di fisica, astronomia, biologia.
A partire dal Quattrocento, con l’Umanesimo e il Rinascimento, comincia un risveglio culturale che conduce, anche in ambito scientifico, ad alcuni avanzamenti. Ma è appunto nel Cinquecento, con l’opera dell’astronomo Copernico che si può datare l’inizio della vera rivoluzione, che arriva a conclusione nel 1687, anno della pubblicazione dei Principi matematici della filosofia naturale di Isaac Newton.


Tutti i diritti riservati. Digital E srl. Sede legale: Corso Vittorio Emanuele II, 68, 10121, Torino
P. IVA /C.F. 09910000018 Capitale Sociale 10.000 Eur int. ver. - Reg. Imp. 09910000018 Iscrizione Rea TO 1090604