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Il Caffè dell’Arte Contemporanea

Un’opera inedita che racconta i movimenti, gli artisti, le opere dell’arte del nostro tempo.
Cos’hanno in comune i ritratti di Andy Warhol e i gesti di Jackson Pollock? Cosa sono i “tagli” di Lucio Fontana? Quando un mucchio di stracci può essere esposto in un museo? Con Il caffè dell’Arte Contemporanea hai tutte le risposte che cercavi. Un’opera completa per mettere a fuoco e apprezzare ogni dettaglio dell’arte di oggi. Un’arte che si rinnova sempre e che è più vicina che mai alla nostra vita.

01 – ESPRESSIONISMO ASTRATTO – La rivoluzione del gesto – Michele Dantini

A partire gli anni Trenta gli Stati Uniti cominciano ad assumere un ruolo di primo piano nel panorama culturale mondiale.
La drammatica situazione europea, segnata dall’insorgere dei fascismi, spinge molti intellettuali e artisti a emigrare in America. Sono gli esponenti della Scuola di New York che, pur non avendo un programma ben definito, sono accomunati dall’interesse per l’atto creativo, espressione intima dell’artista. La loro ricerca si sviluppa in due direzioni: quello meditato e contemplativo di Rothko, e quello gestuale dell’action painting di Pollock, De Kooning e Kline.
L’affermazione internazionale di questi pittori e del loro linguaggio innovativo segna il definitivo passaggio del primato artistico dal vecchio continente agli Stati Uniti.

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02 – INFORMALE – La poetica della materia – Luca Massimo Barbero

All’indomani della Seconda guerra mondiale la società europea è profondamente segnata dai drammatici eventi dell’esperienza bellica. Si afferma tra gli intellettuali e gli artisti la consapevolezza della natura effimera e priva di certezze del tempo presente, che i filosofi esistenzialisti pongono al centro della propria riflessione.
A Parigi fa il suo esordio l’arte informale. I suoi esponenti non fanno riferimento a una particolare forma stilistica: per questo motivo il critico Michel Tapiè definisce il loro lavoro informel. È la nascita di un linguaggio nuovo, che tende a infrangere gli schemi formali per dare libero sfogo all’espressività individuale, e che si concentra sulla ricerca materica, gestuale e segnica.

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03 – NEO DADA – La riflessione sul fare arte – Carlos Basualdo

Nel 1913 Marcel Duchamp presenta a un’esposizione ufficiale il primo “ready-made”, sostituendo definitivamente la tecnica pittorica tradizionale con un nuovo modo di fare arte, di matrice essenzialmente intellettuale. Ha inizio un processo che prosegue per tutto il Novecento, in cui l’opera d’arte perde i suoi connotati espressivi ed estetici per acquisire aspetti culturali e conoscitivi.
L’invenzione di Duchamp è punto di partenza per le ricerche di carattere concettuale e performativo degli anni Cinquanta e Sessanta: tra queste in particolare vi è il neo dada, i cui principali protagonisti, gli americani Jasper Johns e Robert Rauschenberg, approdano a un’idea di arte come specchio della società contemporanea, che è ormai in piena fase consumistica.
Lo sviluppo economico iniziato con il New Deal di Roosevelt prosegue infatti negli anni Cinquanta generando quello stato di benessere che sfocia nell’affermazione della cosiddetta “società dei consumi”. Intellettuali e artisti colgono presto le contraddizioni insite nel nuovo modello sociale, a cui fa da contrappunto il persistere di comportamenti e ruoli tradizionali che cominciano ad apparire inadeguati alle esigenze moderne.
Mettendo in scena i resti del ciclo economico, quali lattine, pezzi di giornali, parti di automobili, assemblati o rielaborati in modi inattesi sulla tela, gli artisti neodadaisti stravolgono il significato comune de gli oggetti della vita quotidiana e stimolano riflessioni critiche sulle nuove dinamiche della società americana.
Johns e Rauschenberg inaugurano una nuova stagione dell’arte contemporanea: da questo momento fare arte significherà non solo sperimentare materiali e tecniche inedite, ma soprattutto nuove idee.

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04 – POP ART – La società di massa diventa arte – Gianfranco Maraniello

Negli Stati Uniti, gli anni Cinquanta del Novecento si concludono con un periodo di forte crescita economica e con l’esplosione dei consumi di massa.
Il nuovo benessere modifica e uniforma le abitudini e i gusti della società: si diffondono in tutto il Paese nuovi oggetti, come l’automobile, il televisore, la lavatrice, che diventando autentici status symbol.
La diffusione dei beni è favorita e veicolata dai mass media, il cui linguaggio diventa più evoluto e raffinato: la pubblicità, con i suoi slogan diretti e le immagini di forte impatto emotivo, è il principale catalizzatore di questo mutamento epocale.
Gli artisti si confrontano con il cambiamento, elaborando strumenti comunicativi adeguati alle nuove dinamiche della società: nasce la pop art.

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05 – NOUVEAU REALISME E AZIMUTH – La realtà, tra arte e vita – Luca Massimo Barbero

Col finire degli anni Cinquanta, l’Europa giunge al culmine di un processo di sviluppo che conduce a una forte rinascita culturale ed economica. In campo artistico, mentre in America si afferma la pop art, in Francia prende piede il Nouveau réalisme, nato a Parigi nel 1960.
Al pari della corrente americana, alla base di questo movimento vi è l’oggetto d’uso comune, a cui è conferito un valore di testimonianza storica: manufatti industriali che hanno esaurito il proprio ciclo vitale, come un rottame arrugginito, cibi avanzati e lattine schiacciate, vengono selezionati e sottoposti a “riciclaggio poetico”, ovvero recuperati e trasformati in arte.

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06 – MINIMALISMO – La ricerca della semplicità – Germano Celant

Gli Stati Uniti dei primi anni Sessanta sono un Paese che sta mutando rapidamente pelle dal punto di vista culturale e sociale. Ha inizio la stagione della contestazione politica, che si apre con le lotte per i diritti civili degli afroamericani, mentre si afferma un forte movimento pacifista legato ai fermenti della controcultura giovanile.
Anche gli artisti americani respirano il vento di cambiamento, che trova forma nella critica all’establishment culturale e nella ricerca di inedite modalità creative. A New York fa la sua comparsa la corrente del minimalismo, un nuovo modo di fare arte, più severo ed essenziale, che si pone in decisa antitesi alle correnti dominanti.

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07- LA FIGURA UMANA – Il corpo come specchio dell’esistenza – Gabriella Belli

La figura umana è sempre stata uno dei temi prediletti dell’arte, trattata e rappresentata nelle varie epoche con significati e tecniche diversi. Soprattutto nella seconda metà del XX secolo, la raffigurazione del corpo perde la sua connotazione celebrativa.
Le due guerre mondiali, gli orrori dei regimi totalitari, la fine dei grandi sistemi filosofici, segnano la dissoluzione della fiducia in una concezione universale della realtà. Il ritratto, non più legato a un unico modello culturale di rappresentazione, viene elaborato da ciascun artista secondo istanze soggettive legate alla propria esperienza personale.
Nei Paesi europei colpiti dalla tragedia della guerra alcuni artisti riflettono sulla fragilità, la solitudine e i limiti dell’essere umano; in controtendenza alle ricerche dell’espressionismo astratto e dell’informale , compiono la coraggiosa scelta di porre nuovamente la figura al centro delle loro rappresentazioni. Da queste opere emerge l’immagine di un essere umano sofferente, che suscita nello spettatore disagio e allo stesso tempo fascino, e si fa portavoce di un’intera umanità ferita ma non sconfitta.

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08 – PERFORMANCE E BODY ART – L’azione diventa arte – Michele Dantini

A partire dagli anni Sessanta, nel pieno dei fermenti socio-culturali che percorrono il mondo occidentale, si afferma un inedito linguaggio artistico: la performance. Essa pone al centro della rappresentazione il corpo dell’artista, che si carica di valenze estetiche e simboliche enfatizzando l’azione dell’artefice e la fruizione unica e irripetibile dello spettatore.
Alla sua nascita e al suo sviluppo contribuiscono due fattori in particolare: l’esigenza di individuare nuove strade espressive, in sintonia con le rivendicazioni dei movimenti ecologista, femminista e pacifista e la volontà di emancipare l’opera d’arte dalla mercificazione imposta dal sistema economico.

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09 – ARTE POVERA – L’estetica dell’ordinario – Germano Celant

Durante gli anni Sessanta, in Italia si verificano profondi cambiamenti sociali e politici; la città di Torino, in particolare, è teatro di grandi trasformazioni e partecipa alla svolta epocale in un clima animato da forti contraddizioni.
Nel 1961, centenario dell’Unità nazionale, la città supera il milione di abitanti, diventando uno dei maggiori poli industriali d’Italia.
Il boom economico è tuttavia seguito da tensioni sociali: nelle fabbriche, gli operai si battono per l’adeguamento dei salari, trovando preziosi alleati negli studenti, che reclamano il diritto allo studio per tutti gli strati sociali.
Questo desiderio di rinnovamento favorisce un inedito fermento culturale, che porta alla nascita di un nuovo fronte di intellettuali e artisti.

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10 – PITTURA E GRAFFITISMO DEGLI ANNI OTTANTA – Achille Bonito Oliva

Alla fine degli anni Settanta, i conflitti socio-politici mondiali e le crisi petrolifere portano al graduale esaurimento dell’ottimismo che aveva caratterizzato il decennio del boom economico e dell’idea di progresso come bene collettivo.
Per descrivere questa nuova condizione di spaesamento e incertezza, il filosofo francese Jean-François Lyotard propone nel 1979 la categoria interpretativa di “società postmoderna”, la cui caratteristica peculiare è il venir meno delle “grandi narrazioni” di illuminismo, idealismo e marxismo, che erano state garanti della coesione sociale e delle utopie rivoluzionarie.

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11 – LAND ART – Il mondo come spazio dell’opera d’arte – Germano Celant

Negli Stati Uniti la seconda metà degli anni Sessanta è caratterizzata da profonde tensioni politiche e sociali che sfociano nel clima di protesta che in breve raggiungerà anche l’Europa.
I primi drammatici effetti sull’ambiente causati dalla massiccia industrializzazione portano alla nascita di un pensiero ecologista che propone nuovi valori e un polemico ritorno alla natura.

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12 – NUOVA SCULTURA – L’evoluzione della forma nello spazio – Anna Mattirolo

Il termine “scultura”, che per secoli ha indicato un manufatto artistico con caratteristiche determinate, oggi è usato per opere tra loro molto diverse: assemblaggi, installazioni e statue, che spesso condividono soltanto la natura tridimensionale.
La metamorfosi della scultura ha percorso tutto il Novecento, attraverso le conquiste delle Avanguardie che hanno esteso le possibilità dei collage integrando oggetti al loro interno e proiettando il piano bidimensionale del quadro nella terza dimensione.

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13 – MELTING POT DEGLI ANNI NOVANTA – Francesco Bonami

Nel 1989 la caduta del Muro di Berlino segna la fine della guerra fredda che per quarant’anni aveva diviso l’Occidente dal mondo filo-sovietico. Questo evento cruciale dà il via a importanti trasformazioni politiche e a nuove aperture che investono il panorama culturale mondiale.
Anche l’arte riflette questo epocale cambiamento: gli Stati Uniti perdono quell’egemonia che si era consolidata dal dopoguerra, mentre in Europa il dissolversi delle tensioni accumulate per anni, dovute alla dialettica dei blocchi contrapposti, lascia emergere un più dinamico processo di scambio.

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14 – IL NUOVO MILLENNIO – Il volto dell’arte negli anni 2000 – Stefano Chiodi

All’alba del nuovo millennio molti artisti si interrogano sul concetto di autore e sul suo ruolo all’interno del processo esecutivo dell’opera: vengono forniti nuovi stimoli e risposte a una questione che caratterizza la riflessione estetica del Novecento.
I dadaisti, in particolare, all’inizio del secolo avevano annullato quei principi di virtuosismo tecnico e formale che costituivano uno degli aspetti distintivi dell’autore.
A partire dal secondo dopoguerra si alternano fasi di esaltazione e di dissoluzione della figura dell’artista: gli espressionisti astratti riaffermano la presenza del pittore e del suo gesto creativo; pop art, minimalismo e arte concettuale, invece, attenuano l’intervento dell’autore, che spesso affida ad altri l’esecuzione materiale del proprio lavoro.

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15 – POST HUMAN – La realtà alla fine dell’umanesimo – Francesco Bonami

Il concetto di identità umana è stato oggetto di trasformazioni profonde, in sintonia con i cambiamenti fisici e culturali che hanno segnato il cammino dell’umanità.
Gli ultimi decenni, distinti da un’accelerazione repentina delle ricerche tecno-scientifiche, ci hanno consegnato un’immagine dell’uomo rivoluzionata: genetica, cibernetica, chirurgia plastica manipolano il corpo e ne mettono in discussione perfino i tradizionali principi biologici, modificandone la percezione comune.
L’arte contemporanea si mostra sensibile alla definizione e soprattutto alla rappresentazione di questa nuova identità, nella quale i confini tra naturale e artificiale sono inevitabilmente labili e indistinti.

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16 – ART NOW – Paradigmi e contraddizioni del presente – Stefano Chiodi

Il ventunesimo secolo fin dal principio si annuncia come un’epoca di grandi cambiamenti e profonde contraddizioni.
Le rivoluzionarie innovazioni tecnologiche e il processo di globalizzazione abbattono le distanze e le frontiere: le persone e le idee circolano freneticamente dando vita a un fecondo scambio di esperienze.
Allo stesso tempo alcuni eventi drammatici sconvolgono il decennio: l’attentato alle Torri Gemelle di New York e le guerre che ne derivano, così come la grave crisi economica mondiale iniziata nel 2008, disegnano un futuro incerto e contribuiscono ad alimentare il senso di fragilità e di insicurezza dell’uomo contemporaneo.

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