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18 – Etica e libertà al tempo delle nuove scienze – Stefano Rodotà

In questo primo scorcio di XXI secolo le trasformazioni tecnologiche, la ricerca scientifica, i cambiamenti socio-economici, stanno modificando rapidamente alcune nozioni chiave della storia della filosofia occidentale. Per fare un esempio, che l’identità di un essere umano possa mutare dopo pesanti interventi medici che ne cambiano il corpo aumentandone le capacità è un passo enorme che non solo tocca la sfera clinica o scientifica ma che ha anche profonde implicazioni culturali, nell’etica e nel diritto. Nell’epoca della biopolitica, i rapporti tra la libertà personale e i saperi/poteri (scientifici, tecnologici, economici e politici) sono materia di continua negoziazione. La dignità della persona non è un dato metafisicamente indiscutibile, la “vita degna di essere vissuta” non esiste in astratto ma è il risultato di norme morali e leggi dello Stato che si trasformano nei contesti, nel tempo, e in funzione delle relazioni umane. A questo proposito, l’articolo 13 della Costituzione Italiana recita: «La libertà personale è inviolabile. Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell’Autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge». Nel dibattito bioetico, per quanto riguarda l’ambito sanitario, è più spesso citato l’articolo 32, che è una diretta conseguenza di questo principio: «Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dalla persona umana».

 

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