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14 – Benjamin e la Scuola di Francoforte – Giacomo Marramao

Walter Benjamin nasce a Berlino il 15 luglio del 1892, da una famiglia ebraica dell’alta borghesia.
Dopo la laurea in filosofia si dedica con grande impegno all’attività intellettuale: scrive un saggio intitolato Per la critica della violenza e traduce Baudelaire, un poeta a cui resterà molto legato nella sua riflessione futura. Nel 1923 si trasferisce a Francoforte, dove continua a lavorare come critico e saggista per giornali e riviste. Qui conosce Theodor Adorno, con cui avrà una lunga e travagliata amicizia. Nel frattempo, il filosofo incontra la regista lettone Asja Lacis, a cui si lega sentimentalmente, e che avrà un ruolo importante nel suo avvicinamento al marxismo. Benjamin compie infatti un lungo viaggio in Unione Sovietica, da cui nascono le pagine del Diario moscovita. A cavallo tra gli anni Venti e gli anni Trenta matura il suo amore per Parigi, città a cui dedica l’opera Passagen-Werk, e dove si trasferisce quando l’avanzata del nazismo lo costringe a lasciare la Germania. Da lì collabora con la “Rivista per la ricerca sociale” della Scuola di Francoforte: è su queste pagine che pubblica, nel 1936, il famoso saggio L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica. Allo scoppio della Seconda guerra mondiale, Benjamin viene internato per alcuni mesi in un campo di lavoro francese. Quando viene rilasciato, scrive di getto la sua ultima opera, Sul concetto di storia, e fugge verso la Spagna, nel tentativo di imbarcarsi per gli Stati Uniti. Bloccato dalla polizia di frontiera, si toglie la vita. È la notte tra il 25 e il 26 settembre del 1940.

 

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