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13 – Psicologia della sessualità – Roberta Giommi

“Sessualità” è una parola recente. Un greco non la contemplava, nella sua lingua. L’amore, Eros, era anzitutto un dio, una forza in grado di impadronirsi di anime e corpi, e di spingere all’unione delle differenze o addirittura alla composizione dei contrari.
Solo in misura molto embrionale, c’erano dei “soggetti”, nel nostro senso moderno, dei soggetti che per un verso si lasciavano prendere da questa forza, per altro verso si interrogavano intorno a essa, ne vivevano le ambivalenze, ne soffrivano le lacerazioni, ne misuravano le tensioni.
I greci erano un popolo tragico, non un popolo romantico. Erano antichi, non moderni. Il che non è né un’ovvietà (loro sono venuti prima, noi dopo), né un giudizio di valore (loro valevano di più e noi di meno, o viceversa). Eros era un dio potente e terribile. Gi uomini e le donne ne erano i sudditi, ora felici ora infelici. Ma gli uomini e le donne non erano mai “malati” di eros, il sesso non era mai territorio d’indagine medica, di introspezione morale, di intervento psicologico, di orientamento pedagogico.

 

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