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12 – Vico, Croce e la filosofia italiana – Roberto Esposito

Giambattista Vico nasce a Napoli il 23 giugno del 1668. Compie i suoi primi studi dai gesuiti e, intorno ai diciotto anni, diventa precettore dei figli del marchese Domenico Rocca a Vatolla, nel Cilento. Qui si dedica alla lettura dei classici della filosofia e della letteratura; intanto si iscrive alla facoltà di legge dell’Università di Napoli, dove si laurea nel 1694. Rientrato stabilmente in città, frequenta gli ambienti culturali dove circolano gli scritti di Cartesio, Hobbes, Leibniz. Nel frattempo, ottiene la cattedra universitaria di eloquenza e retorica e, nelle sue lezioni, introduce la critica al metodo cartesiano, che è il punto di partenza della sua riflessione filosofica. Nel 1710 pubblica lo scritto De antiquissima italorum sapientia. È qui che si legge per la prima volta il noto principio del “verum ipsum factum”, ovvero si può conoscere con verità solo ciò di cui si è artefici. Nei quindici anni successivi lavora alla sua opera maggiore, la Scienza nuova, che pubblica nel 1725. La sua dottrina, originale per il suo tempo, non suscita grandi entusiasmi. Il filosofo napoletano rimane quasi del tutto sconosciuto ai suoi contemporanei e i suoi scritti hanno una circolazione limitata. Continua quindi a condurre una vita appartata e, avendo ormai superato i sessant’anni, comincia a comporre la sua autobiografia: Vita di Gianbattista Vico scritta da se medesimo. Verso la fine della vita, è colpito da una grave malattia senile e si spegne a Napoli il 20 gennaio del 1744.

 

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