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07 – Voltaire e il nuovo sapere – Andrea Tagliapietra

François-Marie Arouet, noto come Voltaire, nasce il 21 novembre del 1694 a Parigi, in una famiglia della ricca borghesia.
Fin da molto giovane viene introdotto nella vita dell’aristocrazia cortigiana francese, dove si fa notare grazie al suo spirito brillante e sagace. Compone scritti di satira tagliente che riscuotono successo nei salotti, ma gli procurano l’ostilità dei potenti; alcuni versi contro Filippo d’Orléans gli costano l’arresto e la reclusione nella Bastiglia. Dopo una disputa sorta con un altro nobile, il cavaliere di Rohan, nel 1726 Voltaire si reca in esilio in Inghilterra; lì entra in contatto con la cultura liberale del tempo, che influenza fortemente il suo pensiero. Scrive allora le Lettere inglesi, pubblicate nel 1734, nelle quali celebra la libertà politica e intellettuale del Paese d’oltremanica ed esalta la filosofia di Bacone, Locke e Newton. Tornato in Francia, pubblica opere letterarie, filosofiche e scientifiche, tra cui il trattato Elementi della filosofia di Newton.
Nel 1749 accetta l’invito di Federico II di Prussia e si trasferisce presso la sua corte. Dopo un soggiorno in Svizzera, nel 1758 ritorna in Francia, stabilendosi nel castello di Ferney. Qui prosegue nella sua attività di scrittore, affermandosi come esponente di spicco dell’Illuminismo europeo. A questo periodo risale la stesura del suo romanzo più famoso, Candido, e di saggi storici e filosofici come il Trattato sulla tolleranza e il Dizionario filosofico.
All’età di 84 anni l’autore fa ritorno a Parigi, dove riceve un’accoglienza trionfale. Qui si spegne, il 30 maggio del 1778.

 

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